Business Park: “Chiarezza sulla zona a sud della 336”

Al convegno organizzato dalle associazioni cittadine dubbi sulla destinazione dell'area al confine con Samarate e Busto Arsizio. «E poi serve una valutazione complessiva»

Le associazioni di Gallarate si mobilitano sulla questione della variante urbanistica sulla statale 336 e il Business Park, con una serata – molto partecipata – che vede l’intervento dei rappresentanti di Acli, Legambiente e Comitato Salvagallarate, ma anche di esperti e di amministratori dei comuni circostanti.

Apre la serata l’intervento del giurista ambientale Walter Girardi che illustra l’iter della Valutazione Ambientale  Strategica (Vas), seguito dalla consigliere di Rifondazione comunista Cinzia Colombo che, come membro della commissione territorio, presenta i contenuti della variante e i dubbi sulla genericità di alcune indicazioni. «Ci sono delle ambiguità soprattutto sulla destinazione a sud della 336 – spiega Ferruccio Boffi delle Acli –saranno spazi a verde o insediamenti logistici?» In fase di presentazione della variante, l’amministrazione comunale aveva sorpreso tutti con la decisione di limitare l’edificazione alla zona di Madonna in Campagna, riservando a verde pubblico e parco appunto l’area oltre la superstrada, al confine con Samarate e Busto Arsizio. Ma la destinazione di questa zona non appare chiara: «Si parla dell’ipotesi del nuovo ospedale unico, di un centro di ricerca, di un polo universitario dell’Università di Milano; il tutto proprio nella zona sud che dovrebbe rimanere a verde pubblico» prosegue Boffi.

Nel corso della serata emerge anche l’idea di creare un vero parco naturale per salvaguardare quei boschi residui che oggi dividono gli abitati di Samarate, Busto Arsizio e Gallarate e che sarebbero minacciati dalla variante e dall’innesto della Pedemontana sulla 336. Una idea dell’assessore al territorio di Samarate Michele Carlucci, che sta contattando anche gli altri comuni interessati . In ogni caso gli amministratori samaratesi – per bocca di Carlucci – criticano  il progetto della variante e il decisionismo gallaratese, che evita il confronto con le realtà dei comuni circostanti: «La realtà è che Samarate non avrà nessun beneficio dalla Pedemontana, mentre rimarrà irrisolta la questione della 241 (la statale Gallarate-Oleggio, ndr), che ci sta molto a cuore». Le corsie di marcia e i molteplici raccordi tra la pedemontana e la 336 occuperanno infatti quella piccola porzione di territorio gallaratese che si trova al di là della superstrada e che confina con le case di Verghera. Ma la critica è anche per un progetto che, al di là delle divisioni amministrative, “consuma” sempre più territorio.

Un territorio che secondo Maurizio Maggioni – già vicepresidente del Parco del Ticino – è prezioso dal punto di vista ambientale perché fa parte di una zona che costituisce un punto di passaggio importante per la fauna e una sorta di “cerniera” tra habitat nordeuropeo e habitat mediterraneo. «Le caratteristiche naturali dell’area – spiegano dalla segreteria di Legambiente – devono essere mantenute: un conto è un giardino ben curato, un conto è un ambiente naturale, che è l’unico in grado di garantire la biodiversità».
Il futuro alla zona a sud della 336 è dunque una delle richieste delle associazioni: «Chiediamo che si superino le ambiguità sulla zona in questione e, parallelamente, che vengano unificate in un’unica Valutazione Ambientale Strategica  le due VAS previste, quella sul Piano di Governo del Territorio e quella sul Business Park: assurdo tenerle separate» conclude Boffi.

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Pubblicato il 08 Febbraio 2008
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