Legge sulla sicurezza: “promosse” le imprese artigiane
Marino Bergamaschi, direttore dell'Associazione Artigiani, parla dell’impegno nel campo della sicurezza con la formazione in azienda. E lancia la proposta di legge presentata quest’oggi da Confartigianato alle forze politiche di Roma
Secondo i dati dell’UE, l’Italia occupa l’ultimo posto in Europa per quanto riguarda l’applicazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro. Cosa ne pensa?
«Le imprese artigiane varesine prestano attenzione alla fase della valutazione dei rischi sul posto di lavoro: il documento previsto dalla legge 626, infatti, viene normalmente redatto. E a dirlo non è solo l’Associazione Artigiani ma anche il Centro di Ricerca in Etica degli Affari e Responsabilità Sociale – CREARES – dell’Università dell’Insubria. Si è scoperto che la microimpresa non è come la si vuole dipingere. I “ribelli” ci sono ovunque, ma seguendo i dati del nostro Servizio Ambiente e Sicurezza possiamo affermare che l’opera di sensibilizzazione compiuta in tutti questi anni sull’applicazione della Legge 626 sta dando buoni frutti».
Come si è mossa la vostra Associazione?
«Negli undici anni dall’entrata in vigore della Legge 626 ci siamo impegnati ad affrontare la “marcia a due velocità” del Decreto Legislativo. Se i primi anni, infatti, sono serviti ad un’azione educativa che ha fatto nascere negli imprenditori e nei lavoratori una cultura della sicurezza ad ampio raggio, in questi ultimi tempi ci si è accorti di quanto la nostra insistenza abbia portato ad una nuova consapevolezza e ad una nuova coscienza imprenditoriale. Dal 2000, infatti, buona parte delle imprese artigiane sono “in linea” con gli obblighi della legge. Ci si è poi accorti che più le norme sono semplici e chiare e più gli imprenditori le applicano velocemente e correttamente».
Voi insistete sul concetto che non c’è sicurezza senza informazione e formazione. Come?
«L’approccio all’imprenditore, come tutti noi scettico di fronte alle novità e a tutto ciò che risulta complicato, poco lineari, stretto dalle morse della legislazione, dev’essere ripensato. E così ha fatto la nostra struttura dando il via ad un servizio del tutto innovativo con il quale fare formazione direttamente in azienda. Al di là della realizzazione del documento della valutazione dei rischi e di valutazioni rischio integrative, siamo stati i primi a recarci sul posto di lavoro per fare formazione ai lavoratori con gli strumenti che gli stessi utilizzano quotidianamente per lo svolgimento delle loro mansioni. Inoltre, è importante studiare e riqualificarsi, ma soprattutto si deve applicare ciò che si è appreso».
Da qui le ragioni di un servizio personalizzato?
«Certo, perché tutte le imprese sono diverse fra loro: per struttura ma anche per esigenze e piani formativi. Il servizio, che assolve ai compiti di informazione iniziale e continuativa, ci permette di valutare in prima persona i problemi esistenti in azienda, di ponderarne i rischi e di “adattare” la normativa sulle reali esigenze delle imprese. Anzi, proprio giovedì 7 Confartigianato ha proposto una legge che stabilisce precisi requisiti per poter svolgere l’attività di imprenditore edile. Con lo slogan “Meno abusivi. Più sicurezza” si darà battaglia all’abusivismo in edilizia e ci si impegnerà ancor più sul fronte della sicurezza».
Quali gli obiettivi della proposta?
<Combattere il fenomeno degli operatori improvvisati, degli abusivi e dei doppiolavoristi che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori, fanno concorrenza sleale alle imprese regolari, sottraggono gettito alle casse dello Stato e rendono un cattivo servizio ai consumatori. Se la proposta passerà e la legge andrà a regime, per poter aprire un’azienda edile gli imprenditori dovranno possedere i requisiti fondamentali di idoneità professionale, di onorabilità e di capacità organizzativa e finanziaria».
L’operatività integrata presente in Associazione avvantaggerà le vostre imprese.
«Certo, perché puntando su una collaborazione integrata dei nostri processi aziendali possiamo soddisfare i clienti in tempi brevi e con maggior professionalità. E’ una forma che ci permette di tutelare le imprese seguendole passo dopo passo negli adempimenti di una legge particolarmente cavillosa e nei confronti della quale Confartigianato ha mosso numerose critiche per cercare di sintetizzarne i contenuti e aumentarne l’efficacia. A volte la burocrazia è assurda, basti pensare a quanti enti sono stati incaricati per vigilare sull’applicazione della 626».
Quanti?
«C’è l’Unità Sanitaria Locale e, per quanto di specifica competenza, l’O.P.T.A., altri Comitati Paritetici, i Vigili del Fuoco, il Ministero dell’Industria, del Commercio e Artigianato, addirittura l’Ispettorato del Lavoro. Tanti Enti non servono: i controlli devono essere uniformati e addensati nelle mani di una sola istituzioni. Vogliamo parlare di tassazione?».
Le tasse con la sicurezza?
«I costi per applicare la 626 e proseguire nel percorso formativo sono alti e rappresentano una parte importante di risorse “sottratte” ai microimprenditori. Nonostante una netta diminuzione degli infortuni nelle microimprese, all’artigianato sono stati imposti tassi medi del 74% più elevati di quelli dell’industria, 3 volte e mezzo superiori a quelli del commercio, oltre 5 volte quelli del credito e delle assicurazioni. Confartigianato, dopo una battaglia robusta e irremovibile con il Governo, ha finalmente ottenuto la riduzione contributiva dei premi dovuti dalle microimprese all’Inail con uno sconto fissato al 4,89%. Però, parlandoci chiaramente: sino a quando si dreneranno soldi dal Nord per portarli al Sud non si risolveranno le Questioni Settentrionali».
Per l’appunto, le tasse…
«…Il Governo deve smetterla di considerare il Nord come il serbatoio economico dell’intera Italia. La notizia non è “fresca”, ma i varesini spendono il 12% in più, rispetto a due anni fa, per i tributi locali. Come Associazione Artigiani, invece, abbiamo sempre sostenuto il federalismo e l’invarianza fiscale: una parte dei tributi pagati dai varesini deve rimanere sul loro territorio per essere immessa nuovamente nel circolo virtuoso dell’economia e non per coprire qualche deficit comunale».
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