“Se le ha prese significa che è stato coraggioso”
Felice Paronelli, ex arbitro internazionale, esprime solidarietà al giovane aggredito a Ponte Tresa. «Non si perda d'animo e vada avanti»
«Se è successo anche a me? Certo che sì, e più di una volta, sia sui campi dei tornei minori, sia in serie A». Felice Paronelli, attuale sindaco di Gavirate, è uno dei volti più noti nel mondo arbitrale italiano quando si parla di pallacanestro. Ex direttore di gara internazionale, il baffuto Paronelli (nella foto) è stato per anni l’emblema della Varese con il fischietto insieme ad Albanesi e Tallone e oggi è responsabile della commissione designatori degli arbitri di serie A oltre che osservatore.
Tocca quindi a lui rincuorare il giovane fischietto aggredito domenica 19 aprile a Ponte Tresa. «Anzitutto voglio manifestare tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza a un collega, perché di tale si tratta. Poi voglio dirgli di non scoraggiarsi: in carriera è accaduto un po’ a tutti di prendere qualche sberla, e io non sono un’eccezione. Non so come siano andate le cose in questa circostanza, però dico una cosa: se si viene aggrediti, spesso non significa che si stia arbitrando male ma più probabilmente è perchè sono state prese decisioni coraggiose. Ripeto: Alessandro non si scoraggi e vada avanti per la propria strada, magari facendo tesoro di quello che è successo, senza dargli troppo peso».
A proposito di campi caldi, Paronelli sorride ripensando a certe direzioni del passato. «Un vero e proprio caso ci fu a Rieti, quando arbitrai una partita che i laziali persero di uno e finirono retrocessi. Però lo schiaffo che presi quella volta non fu isolato: tra noi arbitri in quella stagione fondammo il club di "quelli che a Rieti le avevano prese". Poi ricordo un parapiglia sul campo neutro di Treviso, durante un match tra Forlì e Pesaro, e altri episodi a Trieste, Udine e via dicendo. Insomma, può succedere: l’importante è tener duro. Mi raccomando, Alessandro».
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