La formazione all’autonomia dei disabili passa in commisione
La delibera di Giunta è stata approvata a maggioranza. Critico il Pd
La Commissione Sanità, presieduta da Pietro Macconi (AN-Pdl), a maggioranza ha espresso parere favorevole (contrari i Gruppi di opposizione) ad una delibera della Giunta regionale che definisce i requisiti minimi per il funzionamento del “Servizio di formazione all’autonomia per le persone disabili” (SFA).
Si tratta di un servizio sociale rivolto a portatori di disabilità che non necessitano di interventi ad “alta protezione”, ha detto la relatrice Margherita Peroni (FI-Pdl), ma di servizi a supporto e sviluppo di «abilità utili a creare consapevolezza, autodeterminazione, autostima e maggiori autonomie spendibili per il proprio futuro nell’ambito del contesto familiare, sociale e professionale. Lo abbiamo sperimentato positivamente per 15 anni – continua Peroni – ed è ora che venga inserito nella rete delle unità di offerta sociali».
Nella delibera si danno disposizioni agli SFA di nuova attivazione per i quali si prevede da subito il possesso di specifici requisiti, agli SFA già funzionanti che intendono mettersi a norma ed agli SFA che si vogliono riconvertire in Centri socio educativi (CSE).
Nella stessa seduta la Commissione Sanità ha espresso parere favorevole su altri due atti della Giunta che riguardano la rete delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie.
«Le delibere approvate – commenta il presidente, Pietro Macconi – costituiscono la prima attuazione della legge approvata dal Consiglio Regionale lo scorso marzo sul Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona che valorizza il principio di sussidiarietà e rafforza il welfare lombardo a tutela dei diritti di assistenza e sicurezza sociale dei cittadini».
«Il nostro è un giudizio negativo – dice Maria Grazia Fabrizio (PD) – sul piano del metodo perché non è chiaro come le delibere si collochino nel quadro dei provvedimenti attuativi della legge, né il percorso che la Giunta regionale intende effettuare per dare risposte al fabbisogno di assistenza. Questi tre provvedimenti, a eccezione di quello sui servizi alla formazione dei disabili, si limitano a fotografare gli attuali servizi esistenti, inserendo tra l’altro nelle unità di offerta i voucher, che però non sono un servizio ma un semplice strumento di sostegno alle famiglie. Mancano invece i servizi verso gli altri soggetti, come, ad esempio, l’accoglienza agli immigrati, i centri antiviolenza, il custode sociale o gli interventi nei confronti dei carcerati».
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