Anche Cina e India in crisi, il meccano-tessile in difficoltà
La crisi finanziaria si sta ripercuotendo nei modi più vari sull'economia reale. Sergio Colombo, presidente Ceam: «In pochi mesi materializzati fantasmi peggiori»
«Se anche giganti come Cina e India rallentano (dopo anni di crescita economica a ritmi vertiginosi, ndr) vuol dire che la situazione è proprio grave». Parola di Sergio Colombo, presidente del consorzio Ceam. E se ne sono accortie anche le 23 aziende Ceam (Consorzio export Alto Milanese) che si stanno vedendo materializzare i fantasmi evocati a giugno al convegno dei Molini Marzoli. La Htp di Caronno Pertusella, impresa meccano-tessile con 50 lavoratori, rischia di essere insieme alla ex-Mottana di Legnano (oltre 100 dipendenti già a casa) la punta dell’iceberg di una catena di chiusure e licenziamenti. All’interno del consorzio i segni della crisi sono evidenti: «Non possiamo nascondere la situazione di difficoltà – ha detto Sergio Colombo – ed è stato proprio questo il tema dell’incontro col ministro delle Riforme Umberto Bossi. La crisi finanziaria sta investendo anche la produzione e le nostre aziende, anche quelle che da anni non ricorrevano alla cassa integrazione, ora ne fanno uso e basti leggere i dati di Univa per capire come si sta in questo momento».
I dipendenti che fanno parte delle aziende Ceam sono 1.000 per un fatturato complessivo di 450 milioni di euro all’anno, l’80% del fatturato arriva dall’export, quanto di tutto questo è a rischio? «Una parte consistente – replica Colombo – la Cina è ferma e l’India ha rallentato la crescita di molto, il Bangladesh sta cambiando governo e tutto è fermo. Insomma quel grande mercato indo-asiatico da oltre 2,5 miliardi di persone non tira più come prima e noi ne risentiamo. Pensi che al più importante appuntamento annuale del settore, la Itma Asia, quest’anno ha visto la presenza di sole 30 mila persone, delle quali 23 mila cinesi. Significa che Europa e Stati Uniti non si sono nemmeno presentati».
Le economie asiatiche erano diventate la vera valvola di sfogo del settore meccano-tessile e abbigliamento mentre ora sembrano essersi congelate in una situazione di stallo. La crisi Usa dei mutui, il piano pubblico di salvataggio che dissanguerà le casse del Tesoro americano e il fatto che la Cina detiene la metà del debito Usa, consigliano molta prudenza. Oltre alla crisi globale, però, alla base del momento di difficoltà c’è anche la chiusura di numerose linee di credito da parte delle banche alle imprese le quali hanno come unico strumento la cassa integrazione e il licenziamento. Nella Manchester d’Italia gli imprenditori hanno le spalle grosse ma i macigni da sopportare sono sempre più pesanti e meno dipendenti dalla qualità e dalla capacità. E’ l’economia globale bellezza!
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