Alfieri: “E’ il momento di dare una identità al Pd”

Il dirigente democratico difende la scelta di non scendere in piazza per Eluana, ma invita il partito a uno scatto in avanti

"La libertà di coscienza non basta, rischia di essere una scorciatoia. Il Pd deve affrontare anche i temi che potenzialmente dividono. Solo da una discussione vera e senza infingimenti, riusciremo a definire il profilo identitario del PD e quindi a rendere riconoscibile agli elettori il nostro progetto politico".
Lo sostiene Alessandro Alfieri, uno dei dirigenti del Pd varesino e lombardo, che interviene sul dibattito scatenano dalla scelta di non manifestare, a Varese, per Eluana Englaro.

Alfieri, il Pd è sbiadito, c’è bisogno di un Nanni Moretti?
“Innanzitutto, viviamo un momento diverso: non siamo chiusi negli stessi steccati di prima. Affrontiamo una fase nuova, in cui avvertiamo tutta la complessità di una sfida ambiziosa: costruire un grande partito di centrosinistra fatto di uomini e donne che vengono da esperienze diverse o che si affacciano solo ora all’impegno politico. Per fare questo confrontiamo idee diverse, discutiamo sulle modalità di fare politica. Diversamente dal centrodestra dove c’è un padrone autoritario che decide per tutti, con tanti soldi e un’influenza enorme sui mezzi di comunicazione”.

La diversità è un valore, certo, ma vuol dire che, alla resa dei conti, gli esponenti del Pd invocheranno la libertà di coscienza, e ognuno resterà delle sue idee?
“Non basta invocare la libertà di coscienza, il partito deve affrontare con più coraggio anche le sfide più problematiche. A partire dai temi etici e da quelli del lavoro”.

Nel caso Eluana vi accusano di essere stati assenti e confusionari.
“E’ evidente che  abbiamo fatto degli errori nei mesi passati; i nodi di fondo sull’identità del partito si devono affrontare, non si possono mettere sotto il tappeto. Il nostro problema non è la partecipazione di per se stessa: alle primarie la gente ha risposto positivamente. Il tema vero è quella del coinvolgimento della nostra gente sui contenuti. Per evitare il corto circuito,  bisogna lavorare finalmente sul nostro profilo identitario. Detto in termini semplici, dobbiamo rendere più immediato, chiaro e semplice, il motivo per cui una persona dovrebbe votare il Pd”.

Messaggi chiari?
“Sì. Personalmente sono lontano anni luce dalla cultura politica che ha sancito il successo della Lega, ma osservo che loro hanno messaggi semplici, che delimitano con chiarezza il perimetro dentro il quale la gente che li vota si riconosce. Salvo poi rimangiarsi tutto una volta arrivati a Roma come su Malpensa, sulle tasse che aumentano e sui tagli ai Comuni”.

Che cosa avrebbe dovuto dire il Pd su Eluana?
“Rigettare con decisione sia le derive laiciste sia quelle clericali. La stella polare del PD deve essere il principio di laicità. Personalmente sono stato attanagliato dai dubbi, non ho avuto le certezze assolute che ho visto in alcuni; detto questo il mio credo religioso influenza la mia azione politica, ma non mi deve impedire di tenere conto che quando voto, decido non solo per me stesso ma per tante persone che manifestano sensibilità diverse”.

Veniamo a Varese, la scelta di Tosi di non manifestare è stata condivisa?
“Si, l’abbiamo condivisa e la approvo. Tosi ha fatto una scelta giusta, era l’unico modo per sottrarsi allo sciacallaggio politico e per rispettare il tormento di una famiglia. come dirigenti del PD non potevamo accettare la contrapposizione voluta da Berlusconi per dimostrare che da una parte c’era la cultura della vita e dall’altra la cultura della morte. Le cose non stanno così, ma lui voleva farlo credere a costo di aprire un conflitto istituzionale senza precedenti. Oggi è evidente che non basta, il PD deve essere più corraggioso”.

Solo su Eluana Englaro?
“Non solo, anche sui temi del lavoro. Sulla riforma dei contratti, ad esempio, gli esponenti nazionali del PD si sono divisi nel fare il tifo per la Cgil o per a Cisl. Si rischia di ritornare nelle vecchie tribù; bisogna invece sviluppare una nostra piattaforma nel partito, indipendente, forte, autonoma e poi ci si confronta con i sindacati”.

Chi voleva scendere in piazza però è davvero rimasto molto deluso.
“Li capisco: hanno risposto a una esigenza personale molto forte e identitaria. Ben vengano le critiche che ci costringono a confrontarci con le diversità di opinioni presenti nel centrosinistra. Ci spingono ad affrontare i nodi irrisolti di un progetto politico che deve coniugare passione, partecipazione e un’identità riconoscibile. A queste persone però chiedo la stessa onestà intellettuale nel giudicare il difficile lavoro fin qui fatto per costruire il PD anche in Provincia di Varese. Vedo tanti giovani che con entusiasmo hanno deciso di mettersi in gioco; vedo la fatica dei tanti amministratori locali e militanti del PD che continuano a dedicare una parte del proprio tempo libero al servizio della propria comunità".

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Pubblicato il 12 Febbraio 2009
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