Rossi: “Bene i proscioglimenti, ma il problema resta”

Il segretario e direttore comunale chiede prudenza nel saltare alle conclusioni sulla sentenza della Cassazione e distingue i piani penale, civile e amministrativo

Il lieto fine della vicenda penale degli ex assessori Rossini e Stefanazzi per gli "stipendi d’oro" versati ad alcuni dirigenti del Comune sullo scorcio della seconda amministrazione Tosi , all’inizio del decennio, è accolto con soddisfazione ma anche con prudenza dal segretario e direttore comunale Giacomo Rossi (foto). Con elementi dell’amministrazione e consulenti, Rossi ha lavorato sodo negli ultimi due anni per venire a capo delle conseguenze scaturite da una vicenda allargatasi poi in una disamina generale anche degli stipendi "normali", fino alla beffa delle restituzioni chieste ad un gran numero di dipendenti comunali. Cifre rese "umane" dagli sforzi del gruppo di lavoro di Rossi per limitare l’entità del danno erariale. Si tratta di due vicende distinte, il segretario-direttore generale tiene a sottolinearlo: si era partiti con dei soldi "di troppo" attribuiti a dei dirigenti, scoperchiando poi in seguito una serie di irregolarità varie che hanno fatto di Busto, suo malgrado, l’"apripista" di una serie di Comuni inguaiati fino al collo. I quali hanno poi cercato lumi sul da farsi proprio a Palazzo Gilardoni.

«Dal punto di vista penale sono contento e spero che tutti coloro su cui gravano ipotesi di reato siano definitivamente prosciolti» commenta Rossi. «Anche perchè in caso di condanna penale non sarebbero poi le assicurazioni a pagare ma i singoli, assisteremmo a veri drammi familiari, parliamo di cifre consistenti. Devo dire peraltro che in tutto questo periodo di lavoro» aggiunge asciutto Rossi «non ho constatato un solo sequestro di atti per l’inchiesta penale». Ma ciò che più di tutto preme all’alto dirigente del Comune è di evitare di mettere in ulteriore agitazione i dipendenti, «che ben più di altri sono certi di avere lavorato molto» puntualizza amaro. Rossi chiede prudenza nel saltare alle conclusioni («altrimenti ci sarebbe di che preoccupare lo stesso ministro Brunetta»), ribadendo che un conto è il piano penale, che vede in questo caso un riconoscimento dell’assenza di dolo, e un conto quello civilistico, che ha già visto delle restituzioni da parte di alcuni dirigenti, e quello amministrativo affidato alla Corte dei Conti. «Si tratta in fondo di semplice rispetto delle regole: laddove non c’è stato vi sono state sentenze chiare al riguardo, e qui parlo di altri Comuni lombardi. Ma anche a Busto, per evitare alcune restituzioni a carico di appartenenti all’amministrazione e legittimare quanto da loro percepito, sarebbe bastato rispettare le procedure e le indicazioni di legge». Insomma qualcosa che non andava, anche ove fosse penalmente non rilevante, al Comune di Busto in anni scorsi si è fatto: quello della Cassazione non è un colpo di spugna.

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Pubblicato il 12 Febbraio 2009
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