“La notte che il nulla inghiottì la terra”: la guerra raccontata da Michele Bottini
25 aprile al Teatro del Popolo con lo spettacolo ispirato ai racconti della campagna di Russia, da Nuto Revelli a Nelson Cenci, da ario Rigoni Stern a Giulio Bedeschi
Liberamente ispirato ai diari di Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern, Giulio Bedeschi, Eugenio Corti, Nelson Cenci, Berto Minozzi, Ermenegildo Moro, Giuseppe Adami e alle testimonianze dei sopravvissuti e alle lettere di coloro che non sono mai tornati dalla guerra, arriva al Teatro del Popolo di Gallarate nella stagione della Fondazione Culturale domenica 25 aprile alle 21.00, lo spettacolo “La notte che il nulla inghiottì la terra”, di Emanuele Fant e Marco Merlini, su regia dello stesso Merlini e con Michele Bottini.
Lo spettacolo, con costumi di Franca Zucchelli, vede alla fisarmonica Davide Baldi e i canti del gruppo corale del Coro A.N.A. di Milano diretto dal Maestro Massimo Marchesotti.
Un soldato, come un’apparizione, come un’anima insepolta e costretta a vagare, ritorna per raccontare una storia: la storia della ritirata dal Don, tragico epilogo della campagna di Russia compiuta dall’esercito italiano tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, una tragedia lontana e vicina allo stesso tempo, nell’epoca delle "guerre umanitarie" e delle "bombe intelligenti".
La narrazione prende le mosse dall’estate del 1942, alla vigilia della partenza dell’Armata italiana in Russia, L’alpino Trentini Rolando è al tempo stesso narratore e protagonista del racconto e nella sua
evocazione rivivono i compagni trasportati su verso le stesse della Russia, l’entusiasmo della partenza e la fiducia nel Fascismo, il ricordo del giovane amico d’infanzia Zamboni, del tenente Benvenuti, degli affetti familiari abbandonati in un’Italia lontanissima, delle prime battaglie, della vita quasi normale nella trincea sul fiume Don, dei primi freddi e dei quaranta sottozero del gelido inverno russo. Il racconto di Trentini (personaggio inventato, nato però dalla rielaborazione letteraria di alcune storie realmente accadute) inizia con uno stile verboso e prolisso, anche se si rifà a un linguaggio popolare, e con il procedere della vicenda diventa sempre più asciutto e preciso, mutandosi in azione. Ripercorrendo l’eroica resistenza di uomini stremati e non equipaggiati, le battaglie disperate per guadagnare la via del ritorno a casa, la bestialità delle condizioni di vita e la profonda umanità di chi, per un calcolo militare irresponsabile, si è trovato a percorrere quasi mille chilometri a piedi nella neve, riporta sulla scena la ferita aperta di un passato ingiusto e insepolto.
Il racconto si intreccia con le note della fisarmonica e l’intervento del gruppo corale.
I biglietti per lo spettacolo sono in vendita a 15 euro alla biglietteria del Teatro del Popolo, via Palestro 5, Gallarate (info: 0331.784140, www.fondazioneculturalegallarate.it).
Lo spettacolo è inserito anche in Sipari Uniti.
In occasione dello spettacolo – e dell’anniversario della Liberazione – gli allievi della scuola e gli attori della Compagnia Stabile del Teatro del Popolo intratterranno il pubblico alle 18.30 con letture – recitate dal vivo – tratte dalle Lettere dei condannati a morte della Resistenza Europea. Per concludere la stagione senza dimenticare. Ingresso libero, Spazio delle Idee Teatro del Popolo.
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