Lago di Varese, un paziente difficile
Nonostante le sue acque siano batteriologicamente pure, il lago rimare off limit a causa delle fioritura delle alghe pericolose
Fluorescenze verdi che poi diventano rosse per scomparire permettendo all’acque di riacquistare limpidezza. La vita del lago di Varese non è facile. Il processo di eutrofizzazione naturale, a cui si aggiunge un inquinamento massiccio nei decenni passati, ne condizionano l’esistenza. Anche per il 2012, i suoi lidi rimarranno off limits per i bagnanti. Il pericolo non è l’inquinamento fecale: da anni si è completato ( eccetto piccole sacche) il collettamento fognario ma il fosforso presente sul suo fondale continua a creare condizioni di mancanza di ossigeno che rendono prospere le fluorescenze algali. E sono proprio queste piante a impensierire con le loro potenziali conseguenze dannose all’organismo umano.
I tentativi di restituire una vita sana al bacino di Varese hanno sortito qualche effetto ma la strada verso la guarigione ( meglio chiamarlo miglioramento dato che fisiologicamente è un lago destinato a morire) è sempre lunga: « la sperimentazione con il phoslock – spiega l’assessore provinciale Luca Marsico – è durata 18 mesi ma in questo momento è stata sospesa. La sperimentazione serviva a valutare due aspetti: l’effettivo contenimento del fosforso inquinante e l’impatto del procedimento sull’ecosistema. Mentre il primo punto è stato testato con risultati soddisfacenti, non c’è sintonia di giudizi sulle conseguenze. Il tavolo tecnico di esperti che ci ha guidato in quest’operazione ritiene che non ci siano state conseguenze di rilievo sul territorio circostante. Ci sono, però, altri studiosi che non sono d’accordo. In attesa che la scienza trovi una sintesi alla situazione, abbiamo preferito sospendere il progetto. I tecnici stanno studiando i risultati ottenuti fino a oggi. Appena avremo le idee chiare procederemo: non è una questione economica perchè il risultato è comunque di grande interesse per la collettività».
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