Cosentino: “L’Insubria è viva. E il voto la farà crescere”
Il fondatore di Aper, l'associazione che unisce molti docenti e ricercatori dell'ateneo, vede con ottimismo l'avvento di un cambiamento per l'unversità di Varese e Como
«La nostra università sta affrontando un momento storico, un’opportunità unica di rilancio». Marco Cosentino, professore e anima di "Aper", l’associazione che riunisce molti professori e ricercatori dell’Insubria, vede con ottimismo la fase di confronto che si è aperta in vista delle elezioni per la nomina del nuovo rettore che succederà a Renzo Dionigi.
«I padri fondatori dell’università hanno fatto un grande lavoro di avvio, proviamo per loro molta gratitudine ma ora la situazione è cambiata ed è cambiata anche la forma con cui si dovrà portare avanti l’università. L’Insubria è in una situazione di svolta ma attenzione, non è un ateneo agli sgoccioli come qualcuno l’ha rappresentata. Anzi, è una realtà viva, formata da persone valide con voglia di impegnarsi per il bene dell’ateneo. La scelta di un candidato piuttosto che un’altro è una sfida verso il futuro, è un’occasione di crescita e non un’ancora di salvezza a cui attaccarsi».
Dal nuovo rettore Cosentino attende un cambiamento reale: «Non rivelerò chi voterò – dice -. In questi mesi, insieme ad Aper, ho cercato di svolgere un lavoro di supporto, al di sopra delle parti. Lo abbiamo fatto in passato fino ad arrivare al confronto che si è tenuto lo scorso 13 settembre. E continueremo a farlo anche in futuro. Non ci siamo espressi a favore di uno o dell’altro candidato perché non è utile in questo momento. Riteniamo infatti che la differenza non la faranno le singole persone ma i contenuti che vengono proposti, in vista di un reale cambiamento. Cosa chiederemo al rettore? Semplicemente di essere quello che il ruolo e la metodologia impone, ossia il rappresentante eletto dalla comunità accademica. Significa essere il portavoce, non il capo dell’università. E sono due concetti ben distinti: è vero che il rettore presiede senato accademico e CdA ma sempre in veste di rappresentante, mi auguro che venga abbandonata l’idea di un’impostazione verticistica ma si passi a una reale collaborazione tra le diverse anime che compongono la nostra università nella quale io, ma non sono il solo, continuo a credere».
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