Commemorazione Ercole Comerio, Don Gallo ai giovani: “Su la testa”

Sala piena alla tradizionale cerimonia per ricordare la deportazione nei campi di sterminio di alcuni lavoratori dell'azienda ha visto la presenza del prete di Genova

"Ho visto nascere la democrazia a 17 anni e ora che sono vecchio non vorrete che la veda morire?". Don Andrea Gallo ha riempito la sala del Museo del Tessile a Busto Arsizio, ha scaldato i cuori e fatto battere le mani. Appassionate le sue parole davanti alle centinaia di persone raccolte per commemorare i lavoratori della ditta Ercole Comerio: il 10 gennaio 1944 Vittorio Arconti, Arturo Cucchetti, Ambrogio Gallazzi, Alvise Mazzon, Giacomo Biancini, Guglielmo Toia e Melchiorre Comerio vennero arrestati con l’accusa di aver fomentato uno sciopero. Solo Comerio, fratello del titolare della ditta, venne rilasciato, gli altri furono deportati nel campo di sterminio di Mauthausen. Arconti, Gallazzi e Cucchetti non fecero ritorno a casa. Mazzon morì qualche mese dopo la fine del conflitto per gli stenti subiti nel campo.
Prima di lui, il ricordo dei tragici avvenimenti del 1944 sono affidati al rappresentante delle RSU dell’azienda. E’ lui per primo a legare la commemorazione del passato ai recenti fatti che hanno scosso Busto, con gli insulti razzisti nel corso di una partita di calcio al giocatore del Milan Boateng. "Non ci fa male ragionare e meditare per ritrovare la pace, la serenità e la speranza". Più appassionate le parole del sindaco Gigi Farioli. "Sono fortunato di aver servito come sindaco una città che sa riempire una sala con una tale intensità morale e civica. E’ per questo che è conosciuta Busto Arsizio, per la sua operosità, non per un’idiozia di pochi. Ricordiamoci che la memoria si declina al presente e al passato".

Ed è dalle parole del sindaco che parte Don Gallo, dopo aver srotolato e sventolato un tricolore che poi si lega al collo. "Una città, un popolo, una fabbrica senza memoria non ha futuro" spiega il prete, entrato a 16 anni nella brigata partigiana comandata dal fratello. "Chiediamoci cos’è la resistenza. Chi ha fatto la resistenza? I cattolici, i comunisti, i socialisti, i liberali, gli azionisti, i monarchici, i repubblicani. Tutti uniti! E la politica è questo: è uscire tutti insieme dai problemi, come diceva Don Milani, a partire dagli ultimi". E allora, si e ci chiede Don Gallo – il prete che "prega" con "Bella ciao" ed è devoto ai sette santi ovvero i "sette fratelli Cervi" – vale ancora la pena di insistere? "Sì, ma a un patto: non beatificare la resistenza in modo retorico. Parliamo di resistenti, di uomini e di donne in carne e ossa. Spogliamo la resistenza di ogni monolitica retorica per considerarla invece partecipazione politica attiva di una generazioni intera".
E allora Don Gallo, prima di sventolare la bandiera della pace, lancia il suo appello a tutti, soprattutto ai giovani: "Su, su, su con la testa: agitatevi e organizzatevi nel nome della non violenza. Studiate le cause dell’ingiustizia, come diceva Gramsci. Partiamo da questa realtà che è il nostro Paese". 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Gennaio 2013
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