Badaloni: «Siamo ciò che connettiamo»

A Glocal l’evento con protagonista il giornalista del Gruppo Espresso che ha parlato di progettazione di nuovi ecosistemi dell’informazione

federico badaloni glocal

Parte dalla similitudine della scoperta dell’Antartide dei primi esploratori: l’inglese Scott e il norvegese Amundsen e il loro rapporto con l’ignoto, l’evento con protagonista Federico Badaloni a Glocal. Il giornalista del Gruppo Espresso parte quindi da questa storia per iniziare il proprio percorso per arrivare a progettare nuovi ecosistemi dell’informazione, un’avventura come quella dei due esploratori al Polo Sud. Bisogna capire come farla diventare positiva come quella di Amundsen e non tragica come quella di Scott.

Alla base c’è la competenza tecnologica, che non deve essere per pochi ma cultura condivisa. Amundsen ci è riuscito perché ha “addomesticato” e si è adattato l’ambiente da esplorare, al contrario di Scott.

Per Badaloni il giornalismo ora è al Polo Sud. Bisogna capirlo e adattarsi, non cercare di farlo conquistare con la nostra cultura. Il giornalista non è più un broadcaster e non si rivolge più a un utente medio, ma deve comunicare con i suoi lettori, imparare da loro: il pubblico deve essere una somma di tribù.

È importante collaborare con i colleghi che hanno competenze diverse e con gli utenti, mettendo al centro le persone e non fornire loro semplicemente notizie.

«La forma dell’architettura dell’informazione è stata una linea fino a ora – spiega Badaloni –; dicevamo al lettore quali erano le notizie più importanti. Ora invece la rete è un grafo, non sappiamo da dove possano arrivare gli utenti. La home page del nostro giornale può non essere più il punto di partenza. Anche per questo chi fa comunicazione non solo deve curare i nodi, ovvero i contenuti, ma anche gli archi, ovvero le relazioni e l’intensità del significato che lega i nodi. A differenza del passato le cose scritte non spariscono, ma rimangono e possono essere riutilizzati. La domanda non è più come attiro l’attenzione, ma come ottengo la fiducia».

Sono le connessioni tra nodi che fanno la differenza nel giornalismo e nella comunicazione di oggi. Un articolo ha cambiato forma, deve avere al suo interno link, interazioni. Produrre notizie che hanno tutti gli altri ha meno senso: si può farla più succinta ma con tanti collegamenti.

«Prima – prosegue Badaloni – la somma di fiducia percepita e la competenza percepita portava alla credibilità percepita. Ora invece è un insieme di profili, validazione sociale e autorità di “mediatori fiduciari” portano alla credibilità.

Cos’è rilevante? Quando dai tre insiemi di informazione, contesto e persona, c’è un collegamento, questo diventa per noi rilevante».

Il valore del dato viene dalla struttura, semplice o complessa, o dall’attendibilità. Quindi quando si produce un’informazione bisogna valutare il dato.

«Il giornalismo – conclude Badaloni – ha sempre pensato che la rilevanza della notizia è nell’interesse della comunità. Un algoritmo non potrà però mai dire cosa sia meglio per la comunità, bisogna farlo con le connessioni».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 novembre 2016
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