L’ingresso nella Diocesi di Milano dell’Arcivescovo Delpini

Messa d’ingresso in Diocesi per monsignor Mario Delpini. Nel suo abbraccio ha voluto includere i fratelli e sorelle cattolici, di altre confessioni e fedi, i non credenti

Monsignor Delpini diventa Arcivescovo di Milano

«Non disperate dell’umanità, dei giovani di oggi, della società così come è adesso e del suo futuro: Dio continua ad attrarre con il suo amore e a seminare in ogni uomo e in ogni donna la vocazione ad amare, a partecipare della gloria di Dio. Ecco, il mio messaggio, il mio invito, la mia proposta, l’annuncio che non posso tacere si riassume in poche parole: la gloria del Signore riempie la terra, Dio ama ciascuno e rende ciascuno capace di amare come Gesù. Vi prego: lasciatevi avvolgere dalla gloria di Dio, lasciatevi amare, lasciatevi trasfigurare dalla gloria di Dio per diventare capaci di amare».

Lo ha detto l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, in Duomo nell’omelia della Messa d’ingresso in Diocesi davanti a 6mila fedeli di cui mille sacerdoti.

«Voglio confermare la profezia stupefatta di Isaia: tutta la terra è piena della sua gloria. La proclamazione – ha spiegato l’Arcivescovo Delpini – può suonare un’espressione di euforia stonata nel nostro contesto contemporaneo incline più al lamento che all’esultanza, che ritiene il malumore e il pessimismo più realistici dell’entusiasmo, che ascolta e diffonde con maggior interesse le brutte notizie e condanna come noiosa retorica il racconto delle opere di Dio e del bene che si compie ogni giorno sulla faccia della terra. Ma il pensiero scettico e una specie di insofferenza nei confronti della rivelazione nascono forse da un malinteso. La gloria di Dio non è una sorta di irruzione trionfalistica. Ma è manifestazione dell’amore, tenacia dell’amore, ostinazione dell’amore di Dio che nel suo Figlio Gesù rivela fin dove giunge la sua intenzione di rendere ogni uomo e ogni donna partecipe della sua vita e della sua gioia. Ecco che cos’è la gloria di Dio: è l’amore che si manifesta. Perciò io sono venuto ad annunciare che la terra è piena della gloria di Dio».

Dal pulpito alto del Duomo, l’Arcivescovo ha rivolto la «sua parola tremante nelle notte» a «fratelli e sorelle», come ha detto citando i versi della poesia “Fratelli” di Giuseppe Ungaretti. Nel suo abbraccio offerto – come ha tenuto a precisare – «non per pretendere una familiarità, piuttosto per un’intenzione di frequentazione quotidiana, di disponibilità ordinaria, di premurosa, discreta trepidazione per il destino di tutti» – mons. Delpini ha voluto includere i fratelli e sorelle cattolici, di altre confessioni e fedi, i non credenti.

Al «popolo santo di Dio», ha assicurato: «Esprimo il proposito di praticare uno stile di fraternità, che, prima della differenza dei ruoli, considera la comune condizione dell’esser figli dell’unico Padre».

Ai fedeli delle altre confessioni cristiane, monsignor Delpini ha chiesto: «Cercate più quello che unisce che quello che divide».

Ai «figli di Israele», l’Arcivescovo ha detto: «Abbiamo troppo poco condiviso la vostra sofferenza nei secoli, abbiamo troppe cose comuni per precluderci un sogno di pace comune».

«Riconosco qui convenuti uomini e donne che pregano Dio secondo la fede islamica e altre tradizioni religiose che vivono qui tra noi e lavorano e sperano il bene, per sé e per le proprie famiglie – ha aggiunto mons. Delpini -. Anche a loro mi rivolgo con una parola che è invito, è promessa, è speranza di percorsi condivisi e benedetti da una presenza amica di Dio che rende più fermi i nostri propositi di bene. Saluto anche loro chiamandoli: Fratelli, sorelle».

Con i non credenti «uomini e donne che ignorano o escludono Dio dall’orizzonte del pensiero», l’Arcivescovo ha auspicato la possibilità «di trovarci insieme in opere di bene per costruire una città dove convivere sia sereno, il futuro sia desiderabile, il pensiero non sia pigro o spaventato».

Infine rivolgendosi alle istituzioni civili l’Arcivescovo ha sottolineato: «Mi preme dichiarare un’alleanza, un sentirci dalla stessa parte nel desiderio di servire la nostra gente e di essere attenti anzitutto a coloro che per malattia, anzianità, condizioni economiche, nazionalità, errori compiuti sono più tribolati in mezzo a noi».

Durante la Celebrazione, alla consegna del Pastorale di San Carlo, l’Arcivescovo emerito, il cardinale Angelo Scola, ricordando le parole che aveva detto il cardinale Martini al cardinale Tettamanzi, ha sottolineato: «Non Ti dirò, come i nostri predecessori, che questo pastorale Ti sarà pesante, perché la Tua lunga esperienza Ti consente di saperlo di già. Voglio invece formularti un augurio, in unione con tutti i vescovi delle Chiese di Lombardia di cui sei Metropolita. Con l’aiuto di Gesù, di Maria, dei Santi, dei fedeli e di tutti gli uomini di buona volontà, il Tuo cammino sia spedito e carico di frutti. Quella di oggi è per te un inizio e ogni inizio è una nascita come efficacemente scrive Péguy».

Raggiunto in automobile piazza Duomo alle 16.45, Delpini è stato accolto dal Prefetto, Luciana Lamorgese, dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dal sindaco dei Comune di Milano, Giuseppe Sala e dal generale comandante del presidio militare, Silvano Frigerio.

Benedetta la bandiera e resi gli onori militari, l’Arcivescovo ha attraversato la piazza tra i fedeli ed è salito sul sagrato dove ad attenderlo, davanti alla porta centrale della Cattedrale, c’era il suo predecessore l’Arcivescovo emerito, il cardinale Angelo Scola.

Varcato il portale, ricevuta dall’Arciprete del Duomo Gianantonio Borgonovo, la Croce Capitolare di San Carlo, l’ha baciata e poi ha asperso i fedeli.

Alle ore 17.00 ha avuto inizio la Solenne Eucarestia che è concelebrata oltre che da un centinaio di sacerdoti, dai cardinali Angelo Scola, Francesco Coccopalmerio, Gianfranco Ravasi, Renato Corti e da 34 vescovi provenienti dalle diocesi lombarde e italiane.

Dopo la lettura della lettera apostolica con il quale Papa Francesco ha affidato a mons. Delpini la guida della Diocesi di Milano, il nuovo Arcivescovo ha ricevuto dal cardinale Scola il Pastorale di San Carlo. Quindi ha baciato l’altare e si è seduto, per la prima volta, sulla cattedra arcivescovile acclamato con un canto.

Dopo aver pronunciato l’omelia dal pulpito alto, mons. Delpini ha benedetto le offerte portate tra gli altri da due suoi nipoti. Finita la Celebrazione in Duomo, salutati i fedeli, in Arcivescovado, nella sala del Tronetto, ha ricevuto i rappresentanti delle altre confessioni cristiane.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 settembre 2017
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