Chiude “Abbigliamento Triacca”, addio a un altro negozio storico
L'attività era partita quasi cento anni fa: Guido Triacca girava in bicicletta per i paese della Valbossa e vendeva stoffe e spolette porta a porta. Poi è arrivato il figlio Daniele che ha aperto il punto vendita in via Colli. Saracinesche abbassate dal 28 dicembre
Non sarà solo una saracinesca abbassata. Sarà una strada un po’ più buia, senza un “buongiorno” e due chiacchiere sulla porta. Il 28 dicembre chiude “Abbigliamento Triacca” di via Colli, ad Azzate. Definirlo negozio storico è un po’ riduttivo perché la famiglia Triacca, in Valbossa, è un’istituzione. Guido Triacca ha cominciato l’attività nel 1921: 97 anni fa. Una vita da commerciante, una passione che ha passato al figlio, Pietro Daniele, un’esperienza che è arrivata al capolinea.
«Mio papà Guido era commerciante di tessuti porta a porta – racconta Daniele Triacca, 77 anni, per dieci consigliere di Ascom e fiduciario di zona nel settore abbigliamento-. Girava in bicicletta per Azzate e raggiungeva le case più isolate del paese: vendeva stoffe ma anche spolette per cucire. Per me è stato naturale decidere di seguirne le orme. A 14 anni andavo tutte le mattine alla tessitura Maino di Gallarate per imparare il mestiere e dopo il militare ho cominciato a lavorare con papà».
Nel 1925 l’azienda viene registrata alla Camera di Commercio con il numero 5312, una cifra che oggi è un vero primato. «Sì, è passato davvero tanto, tantissimo tempo. Io e papà abbiamo lavorato insieme fino a quando la salute glielo ha permesso, poi sono andato avanti da solo. Mi sono comprato una 600 multipla e poi, qualche anno dopo, un furgone. Ne ho cambiati cinque in tutta la mia carriera. Ho fatto davvero chilometri: fino al 2002, anno in cui ho smesso di fare l’ambulante, ho girato per tutti i paesi qui attorno. Visitavo 40 o 50 famiglie al giorno».
Entrare nelle case degli altri non è come accogliere le persone in negozio; la capacità di vendere un prodotto deve andare di pari passo con la discrezione, la cortesia, e anche l’empatia.
«Conoscevo ormai tutte le famiglie da cui andavo una volta alla settimana – dice Triacca – ma non sapevo che cosa avrei trovato quando mi aprivano la porta. Poteva essere un momento di gioia, oppure potevo trovarmi di fronte ad una situazione delicata. Bisognava essere in grado di capire al volo le circostanze e comportarsi nel modo più giusto. Non era semplice ma si sono creati dei rapporti bellissimi, tanto che quando abbiamo aperto il negozio molti dei nostri clienti hanno continuato ad acquistare da noi».
Daniele con la moglie Luigia ha portato avanti il negozio fino ad ora, nel frattempo hanno avuto due figli: Gabriele che oggi ha 50 anni e Anna Maria, 42. Ma nessuno vuole e può più occuparsi del negozio e così la decisione di abbandonare l’attività.
«Mi mancherà tanto questo lavoro, il contatto con i clienti, ma ormai era davvero ora di lasciare. I tempi sono cambiati e oggi è sempre più difficile stare sul mercato, funzionano i negozi di nicchia. Quelli come il mio che vendono biancheria per la casa e abbigliamento uomo e donna, soffrono della concorrenza della grande distribuzione. Avevo capito già anni fa che questo momento sarebbe arrivato, che i piccoli negozi di paese sarebbero scomparsi ma era impossibile fermare l’evoluzione del mercato. Cambiano anche la moda e le abitudini: prima vendevamo tantissime tovaglie, tanto per fare un esempio, oggi non le compra quasi più nessuno perché l’avvento della penisola, in cucina, ha dimezzato gli acquisti».
Il negozio di via Colli non avrà nuovi proprietari: ci sarebbero lavori di ristrutturazione importanti da fare e i locali fanno parte della casa in cui abita la famiglia Triacca, una bella villetta con giardino. Lavoro e famiglia insomma sono sempre stati un binomio indissolubile.
«Voglio ringraziare tutti i miei clienti – conclude Daniele Triacca -. Sono stati una parte importante della mia vita. Hanno riempito le mie giornate, dato un senso a quello che facevo. Resteranno nel mio cuore e io, spero, un po’ nei loro ricordi»
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