Considerazioni (amare) sui lavori alla basilica di San Vittore

L'Associazione Valle del Ceresio esprime il proprio sconcerto per la mancata valorizzazione dei reperti ritrovati in basilica durante gli scavi per la realizzazione del nuovo pavimento

Arcisate: lavori in Basilica

(Foto di Claudia Migliari) – L’Associazione Valle del Ceresio, ha inviato a Varesenews una serie di considerazioni circa i lavori di ammodernamento che si sono svolti nella basilica di Sn Vittore ad Arcisate. Le riportiamo integralmente:

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Negli ultimi tempi in valle, ma soprattutto ad Arcisate, si era parlato di imminenti lavori in basilica ad Arcisate per ammodernare il vecchio impianto di riscaldamento ad aria con un più innovativo impianto a pannelli radianti a pavimento, e conseguente posa di un nuovo rivestimento calpestabile. Gli interventi erano stati accolti favorevolmente da alcuni cittadini, non solo di Arcisate, ma anche delle zone limitrofe, poiché prevedevano la rimozione delle vecchie piastrelle in cemento bianche e nere e un successivo scavo per accogliere le strutture dell’impianto. Era quindi un’occasione per scoprire cosa ci fosse sotto la chiesa, della cui antichità non vi è dubbio alcuno.

La presenza di un battistero di epoca tardoimperiale accertata implica l’esistenza coeva di un luogo di culto. Inoltre, da alcuni documenti di epoca medievale, possiamo supporre che la basilica di San Vittore sia stata la chiesa madre della Valceresio e probabilmente della Valganna. Si trattava dunque ai tempi di un importante centro religioso, per di più lungo un percorso molto frequentato fin da tempi remoti, perché direttamente comunicante con le Alpi e con il Nord. Per questo motivo molti di noi hanno accolto di buon grado i lavori. Anche se nello specifico non mirati a uno studio meramente storico e archeologico, avrebbero comunque potuto portare a svolte inaspettate. Del resto, era la prima volta che la basilica era interessata da un intervento di portata simile.

Già nel corso del XVIII secolo erano emersi, proprio durante uno scavo intorno all’altare maggiore, alcuni reperti: si trattava di due urne prive di resti, ma accompagnate da due epigrafi risalenti al periodo tardoimperiale (IV secolo), testimoni di una precoce presenza di luoghi di culto cristiani sul territorio. Fortunatamente, queste epigrafi sono ancora visibili sulla parete del presbiterio, fatte esporre nel 1745 dall’autore della scoperta, il lungimirante prevosto Pietro Antonio Alemagna. Tuttavia non si andò oltre.

Nemmeno l’Ottocento, così assetato di conoscenza e caratterizzato dalla sua grande ammirazione romantica per il Medioevo, è riuscito a scavare nel passato della basilica. In epoche più recenti si sono svolti diversi lavori di manutenzione e ammodernamento, ma nessuno di questi era accompagnato da uno studio sistematico. Perciò, la basilica aveva il fascino di uno scrigno ancora tutto da scoprire.

Risale a pochi anni fa l’intervento di consolidamento del campanile, che ha portato alla scoperta di alcune sepolture e reperti. A maggior ragione, si nutrivano grandi aspettative per i recentissimi scavi che, si pensava, avrebbe portato gradite sorprese. Tuttavia, nella relazione illustrativa di progetto dello studio Brambilla e Associati Ingegneri e Architetti del 7 novembre 2017, si parlava di sondaggi a mezzo scavo e a mezzo georadar che non evidenziavano la presenza di strutture sepolte.

I lavori sono effettivamente iniziati a giugno 2019 e, già dopo alcuni giorni, si rincorrevano le voci secondo cui “in basilica avevano trovato qualcosa”, com’era prevedibile, nonostante quanto affermato dalla relazione del 2017. E con questo arriviamo al fatidico 5 agosto 2019, con la presentazione delle scoperte al pubblico generale. Si è trattata di una presentazione parziale, perché le strutture delle navate laterali erano già state ricoperte. Nonostante tutto, si è potuta apprezzare la qualità dei ritrovamenti, risalenti in gran parte al periodo intorno all’anno Mille, più altri sondaggi che hanno accertato la presenza di strutture paleocristiane. Alcuni dei presenti avevano chiesto quale sarebbe stata la fruibilità di tali ritrovamenti. Purtroppo la risposta ha lasciato tutti con l’amaro in bocca: gli scavi erano destinati a essere ricoperti perché così prevedeva il progetto ormai approvato. Come Associazione, abbiamo deciso di intervenire immediatamente, affinché simili ritrovamenti non venissero occultati e lasciati nel dimenticatoio.

Segnalata la nostra perplessità all’amministrazione comunale di Arcisate, per la precisione nella persona del sindaco Gianluca Cavalluzzi, abbiamo riscontrato la medesima delusione. Pur tentato il contatto con la curia, nella persona dell’ex parroco, in quel momento uscente, e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, non si è giunti a null’altro che a vedersi negare questa l’opportunità di un confronto costruttivo, tanto che l’antica pavimentazione, le antiche sepolture, i lacerti di affreschi (di un periodo compreso tra XI e XII secolo), testimonianza del passato del nostro territorio, sono stati banalmente coperti da semplice ghiaia e da una colata di attualissimo volgare cemento. La giustificazione che è stata fornita è voler preservare il sito per il futuro, a quando vi saranno le possibilità economiche per metterlo in luce.

La nostra prima considerazione è che abbiamo perso l’opportunità di mostrare e raccontare il nostro passato alla generazione attuale e almeno alla prossima. Che la basilica di Arcisate abbia un nuovo pavimento riscaldato ci rincuora appena, tanto più che si sarebbe potuto mettere in luce, anche parzialmente, i reperti, senza compromettere la funzionalità dell’impianto. Ancora una volta ci si scontra con una mera pragmaticità che ha ben poco di lungimirante. Mentre noi copriamo, altri valorizzano i loro beni. Solo per citare la rete di chiese matrici medievali: Riva San Vitale ha messo in luce tutti i reperti (tanto che il pavimento del VI secolo non solo è in vista, ma ancora usato come piano di calpestio) e ha allestito un piccolo museo, Varese ha lasciato le antiche porzioni di mura a vista, lo stesso discorso vale per Quarona, Omegna, Mergozzo, Agliate, Galliano, Arsago Seprio, Novara, Cureggio… e l’elenco potrebbe continuare. Arcisate nasconde. Fuori dalla rete delle grandi chiese matrici, una piccola realtà come San Biagio di Cittiglio ha installato pannelli e illuminazione per lasciare in vista le sepolture e il prezioso affresco della chimera; anzi, pare che proprio San Biagio ospiterà un laboratorio sul campo per lo studio delle sepolture, rinvenute di recente all’esterno dell’edificio. Arcisate nasconde. Addirittura anche una pizzeria, il Crotto Plinius di Induno, recentemente ha scelto di valorizzare l’antica ghiacciaia con un pavimento di vetro.

Non possiamo più permettere una visione tanto miope. Ultimamente si parla tanto di rilancio del territorio, ma è inutile sperare nel rilancio turistico quando permettiamo che accadano cose del genere. Una valorizzazione del patrimonio storico è fortemente auspicabile, sia in quanto recupero di un passato e di un’identità, sia come motore per fare sistema e fare rete, in modo che la voglia di conoscenza e di valorizzare inneschi un circolo virtuoso con ricadute positive su tutto il territorio.

Concludiamo questo corposo articolo sottolineando la nostra intenzione di sostenere ed aiutare nei limiti delle nostre competenze professionali l’amministrazione comunale nel suo progetto di valorizzazione dei luoghi storici e di culto del paese, tra cui le vecchie fornaci di calce e le cappelle sulla strada del passo del Vescovo, antica via di comunicazione tra le valli. Questo è l’inizio e vogliamo proseguire. Ci auguriamo che tanti rispondano a questo appello, in modo da unire le forze per il bene di tutta e di tutte le comunità.

Associazione Valle del Ceresio

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Pubblicato il 20 novembre 2019
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