“Dopo quelle cose con mia nipote andavamo assieme a confessarci“

Il racconto in aula di un uomo accusato di abusi sessuali su minore. Sentita la madre dell’imputato e alcuni famigliari

repertorio tribunale varese

“La galera è una reclusione, ma la vivo come una libertà”. Libertà di provare a vivere, costruire, una vita “normale“ dopo un’infanzia segnata da abusi e una maturità difficile legata a sconvolgimenti della sfera sessuale che sono venuti a galla nell’udienza di oggi dove a parlare è stato un uomo di 34 anni in carcere dopo l’arresto avvenuto nell’estate 2018 con un’accusa pesante: violenza sessuale su minore.

La minore in questione è la nipote che all’epoca dei fatti viveva nello stesso caseggiato dove convive un’intera famiglia: siamo in un centro relativamente piccolo nell’Alto Varesotto.

La vicenda segue alla denuncia sporta dalla famiglia della giovane, che trovò alcuni biglietti in casa dove la ragazza scriveva degli abusi subiti.

La squadra mobile di Varese attivò le indagini coordinate dalla Procura che portarono alle manette.

Oggi in aula sono stati ascoltati alcuni testi della difesa, tra cui la madre dell’imputato, che hanno raccontato di una situazione famigliare difficile e travagliata come contesto di contorno nel quale maturarono i fatti.

Anche l’imputato ha voluto essere sentito e ha risposto alle domande delle parti. «Sì ho avuto rapporti intimi e non completi con lei, ma solo nel 2016 (e non prima, come è stato contestato dall’accusa) e solo consenzienti» ha spiegato il giovane in aula.

«Era un periodo in cui stavamo molto vicini, condividevamo parecchio tempo insieme e da un bacio sono andato oltre. Sono stati comportamenti vergognosi, lo so. Ricordo ogni volta che succedeva, con una cadenza di circa una volta al mese. Poi andavamo assieme a confessarci».

Oggi l’imputato, come ha continuato nel suo racconto è in carcere «ma sto vivendo questa esperienza non come una reclusione ma come un momento di riscatto e redenzione perché sono seguito da specialisti in un progetto per abbattere la recidiva».

Sempre nel corso dell’udienza di martedì – una delle ultime prima delle conclusioni previste a fine febbraio – sono emersi altri particolari. Il primo, pur non entrando nel processo potrebbe avere attinenza con quanto raccontato: sono gli abusi che l’imputato avrebbe subito all’età di cinque anni da parte di un sacerdote «che non ho mai denunciato ma che è stato condannato per episodi simili».

E poi una lettera che la vittima avrebbe fatto trovare in casa dove raccontava particolari attenzioni da parte di un suo stretto parente (non l’imputato), lettera poi sparita e non più trovata.

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Pubblicato il 14 gennaio 2020
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