La curva dei ricoveri ospedalieri in Lombardia: confronto fra le tre “ondate”
La crisi innescata dall'emergenza pandemica ha ricadute su numerosi aspetti ma il vero elemento critico, dopo la sofferenza delle persone direttamente coinvolte, è quello della pressione sul sistema ospedaliero
La crisi innescata dall‘emergenza pandemica ha ricadute su numerosi aspetti del sistema economico, sociale e sanitario ma il vero elemento critico, dopo la sofferenza delle persone direttamente coinvolte, è quello della pressione sul sistema ospedaliero. Una piccola percentuale di chi si ammala, infatti, ha bisogno di cure intensive in ospedale e nelle fasi più acute della circolazione del virus questa piccola percentuale è sufficiente a far temere la paralisi dell’intero sistema di soccorso e cura.
La curva dei ricoveri, dunque, è il vero elemento da tenere in considerazione per comprendere la motivazione delle misure restrittive adottate.
Portare al limite della resistenza la tenuta degli ospedali significa aumentare ancora di più il rischio di decessi e comprimere ancora ulteriormente l’attività ordinaria di assistenza e cura (I dati sono relativi ai reparti Covid escluse le terapie intensive).
In Lombardia la situazione più difficile è stata toccata durante la prima ondata della pandemia quando il virus ha colpito soprattutto la Bergamasca, il Lodigiano e il Bresciano. Allora l’intero sistema ospedaliero si è riorganizzato per prestare soccorso a pazienti da tutta la regione e qualcuno è stato assistito anche oltre confine con voli internazionali.
La seconda ondata ha colpito maggiormente il Varesotto, la provincia di Monza e Brianza e quella di Milano. L’impatto è stato più contenuto in virtù di numerosi fattori: eravamo sicuramente più preparati, c’era maggiore disponibilità di dispositivi di protezione individuale e sono scattate misure restrittive specifiche.
La terza ondata è stata provocata soprattutto dalla diffusione di nuove varianti più contagiose del virus e attualmente sta ricalcando l’andamento delle ospedalizzazioni di ottobre e novembre con una complicazione in più: la seconda ondata non si era ancora esaurita. L’incidenza maggiore in questa fase è nell’area del Bresciano ma comunque molto diffusa in diversi territori provinciali.
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