Popularise, la startup di Varese che trasforma persone comuni in creator per le aziende

Il CEO Andrea Croce racconta come in cinque anni si è passati da un'idea nata durante il Covid a oltre 150 clienti, tra cui Amazon, Burger King e Meta

C’è un’azienda nel centro di Varese, vicino alle stazioni, che ha convinto Amazon, Burger King e Meta a raccontarsi attraverso i video di persone comuni. Si chiama Popularise, è nata nel 2021 e questa settimana è stata protagonista di Materia d’Impresa, la rubrica di VareseNews che ogni giovedì scopre le imprese del territorio. A raccontarne la storia è stato Andrea Croce, uno dei fondatori.

L’idea di partenza: la forza della community

Tutto nasce da una riflessione semplice: sostituire i grandi influencer con migliaia di persone comuni che insieme producono la stessa visibilità. «Ci siamo detti: invece di pagare una Chiara Ferragni per una campagna, perché non coinvolgere migliaia di persone normali che insieme producono la stessa visibilità?» spiega Croce. Da quell’intuizione, dopo diversi aggiustamenti di rotta, è nata una community di 2.000 creator distribuiti in tutta Italia, pronti a realizzare video in formato social per le aziende.

La loro però non è una “agenzia di influencer” quanto piuttosto una azienda che realizza video dall’aspetto amatoriale: «Il prodotto finale non è una collaborazione con un influencer, ma un video, che l’azienda utilizza sui propri canali – Il creator, nella quasi totalità dei casi sconosciuto al grande pubblico, è al tempo stesso regista, videomaker e attore» puntualizza Croce.

Perché «amatoriale» funziona meglio dello spot televisivo

La parola amatoriale, in questo contesto, non è un difetto ma una scelta strategica: «I social non sono la televisione. Quando le persone si imbattono in un classico spot televisivo adattato al feed, lo saltano automaticamente. Il contenuto grezzo, autentico, parla invece direttamente alla pancia del pubblico: è come il consiglio di un amico che non conosco, ma che potrebbe essere come me. E questo innesca fiducia».  A questo si aggiunge una questione di costi: un video prodotto da Popularise costa poche centinaia di euro, contro le migliaia di uno spot tradizionale. E porta risultati migliori sui social.

I numeri della crescita

Popularize ha raccolto in due round complessivamente circa 585.000 euro: «Siamo partiti da zero, con un primo round da family and friends che ci ha portato 185.000 euro – spiega il CEO – Poi abbiamo aperto un secondo round raccogliendo altri 400.000 euro da investitori esterni. Raccogliere capitali è una delle attività più pesanti in assoluto, ma queste risorse ci hanno permesso di costruire la piattaforma e il team».

I fatturati raccontano una traiettoria chiara: «Il primo anno abbiamo fatturato 30.000 euro, poi 150.000, poi circa 600.000. Quest’anno supereremo abbondantemente il milione – specifica – E abbiamo oltre 150 clienti, in gran parte multinazionali: Samsung, Meta, Amazon, Burger King, Forbes, SDA Bocconi, Valtur, Vera Lab».

Al CES di Las Vegas, due anni di fila

Popularize è stata presente per due anni consecutivi al Consumer Electronics Show di Las Vegas, la più grande fiera tecnologica al mondo, all’interno della delegazione italiana finanziata da ICE.

«Ci andiamo per due ragioni: respirare il futuro — al CES vedi tecnologie che arriveranno sul mercato italiano tra due o tre anni — e per posizionarci come azienda all’interno della delegazione italiana finanziata da ICE – spiega –  Quest’anno abbiamo portato anche i nostri creator per realizzare contenuti per le aziende italiane presenti in fiera. Raccontare la propria presenza a un evento del genere vale tanto quanto esserci: non farlo sarebbe come vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi e non dirlo a nessuno».

Varese, non Milano: una scelta che ha funzionato

Rimanere a Varese invece di trasferirsi a Milano, il luogo “naturale” per questo genere di società è stato innanzitutto un vantaggio per una start up, sempre a corto di soldi: «All’inizio è stata una necessità economica: gli affitti sono molto diversi a Varese rispetto al capoluogo lombardo. Però, questa si è rivelata anche una scelta assolutamente sostenibile: e un po’ ci ha aiutato il Covid, che ha reso inutili gli appuntamenti in presenza, azzerando gran parte del vantaggio di stare fisicamente a Milano. E, in ogni caso, quando serve andarci siamo a quarantacinque minuti di treno diretto»..

Il futuro: da startup ad azienda

Croce è netto su un punto: Popularise ormai non è più una startup: «Anche se tecnicamente siamo ancora dentro i cinque anni, Popularise non è più una start up. La startup è lo stage: io per primo ho fatto lo stage da imprenditore, in questi primi anni. Adesso però serve struttura, responsabilità definite, contratti stabili. Ci sono novità importanti in arrivo che non posso ancora anticipare, ma la direzione è quella di diventare sempre più una azienda, grande».

L’appuntamento con Materia d’Impresa torna giovedì prossimo alle 14:30 con Matteo Tega della GTS Grinding di Besozzo.

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Pubblicato il 04 Giugno 2026
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