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Giorgio Napolitano, ‘vir bonus dicendi peritus’

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1 Ottobre 2011

Il giudizio secco, percussivo e geometrico che il Presidente della Repubblica ha formulato contro la politica neo-secessionistica della Lega Nord è un indice rivelatore assai puntuale per comprendere, sul piano dello stile oratorio e della comunicazione linguistica, la personalità umana, politica e intellettuale di Giorgio Napolitano. Si deve infatti osservare che la misura dell’uomo, il quale, come capo supremo delle Forze Armate, ha il compito di prevenire e di contrastare ogni minaccia o attentato all’Unità nazionale, è una misura classica, rigorosa ed esatta, che si riflette nel suo comportamento e, segnatamente, nella sua oratoria e nella sua scrittura. Chi ha avuto, come lo scrivente, la possibilità di ascoltarlo e di vederlo nel corso della lunga milizia da lui svolta, con incarichi di grande rilevanza nel campo organizzativo, politico, parlamentare e governativo, lo ricorda, negli anni ’70, presièdere, in qualità di responsabile della commissione nazionale scuola e cultura del Pci, le riunioni, affollate di studenti, ricercatori e docenti del mondo universitario, con una sobrietà di gesti, un’eleganza nel modo di presentarsi, una precisione negli interventi ed un’attenzione ai legami tra scuola, cultura e società, che costituiscono la cifra liberale e insieme gramsciana, intesa in senso lato, della sua personalità.
Sembrava veramente, ed era solo meno imponente nelle dimensioni, ma altrettanto alto nella statura, l’‘alter ego’, più giovane e più composto ma anche più prevedibile e rassicurante, di quell’uomo straordinario, di quel grande vecchio sanguigno, impetuoso e spregiudicato, che rispondeva al nome di Giorgio Amendola. Sicché, trasponendo a lui quanto notò, non senza malizia, a proposito di Enrico Berlinguer un altro esponente di quella generazione di prestigiosi dirigenti del Pci, Giancarlo Pajetta, è difficile non pensare a Giorgio Napolitano non soltanto come ad un uomo che si è iscritto sin da giovane alla direzione del Pci, ma anche come ad una persona che sin da quegli anni appariva destinata a ricoprire alti incarichi nelle istituzioni dello Stato (come, di fatto, è poi avvenuto). Pur dissentendo radicalmente dall’orientamento atlantista che, nella politica estera, il Presidente della Repubblica ha  espresso rispetto alla guerra contro la Libia, riconosco che, se davvero vi è bisogno di offrire una garanzia di equilibrio, di senso dello Stato e di capacità decisionale all’intero Paese, Giorgio Napolitano la possa offrire in modo pieno e non retorico, perché, oltre a provenire da “un partito di
gente seria”, oltre ad essere stato vicino, per usare una bella espressione del lessico socialista, a coloro che soffrono e che lavorano, è, come dicevano gli antichi Romani di un valido capo di Stato e come attèstano i suoi scritti e i suoi discorsi, non meno che la sua lunga attività politica, un ‘vir bonus dicendi peritus’: un uomo moralmente ìntegro esperto nell’arte della parola.

Eros Barone

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