La Digos scopre una banda dei falsi permessi

Altre denunce a piede libero, sequestrato un appartamento a Cabiaglio utilizzato per ospitare clandestini

Viene contestata anche l’associazione per delinquere al gruppo di marocchini accusato di fabbricare documenti per immigrati senza permesso. Gli indagati sono saliti a 6, altre 4 persone, tutte marocchine, sono state colpite da perquisizione e avviso di garanzia per la violazione delle normative sull’immigrazione e falso, mentre rimane in carcere quello che viene ritenuto dagli inquirenti il falsario, ovvero il titolare tunisino del ristorante “Vecchia Brera” di Cocquio Trevisago, arrestato il 9 gennaio. L’uomo ha risposto alle domande del pm, in carcere. Il suo avvocato, Antonio Battaglia, afferma che il suo assistito voleva solo fare del bene a dei connazionali e che le accuse sono esagerate. Intanto la Digos, a partire da quell’arresto (in flagranza di reato, mentre l’uomo dava un permesso falso a un tunisino in un cortile di Gemonio), hanno sequestrato un appartamento di Castel Cabiaglio, in via Del Frate 3. La casa è di proprietà di S.K., 35 anni. L’uomo, stando alle accuse, affittava il letto a 150 euro ma poi andava a dormire dal fratello, 51 anni, titolare di una cooperative di facchinaggio in piazza Diaz a Brebbia. La consegna dei documenti sarebbe stata dunque a carico del ristoratore di Cocquio, gli alloggi li trovavano i due fratelli a Cabiaglio, mentre il trasporto lo facevano in auto, da Ventimiglia, altri due marocchini, un 54enne di Cocquio e un 36enne di Germignaga, titolare di una cooperativa di edilizia e pulizie, anche ‘essi denunciati. A quanto pare, gli immigrati venivano anche fatti lavorare in queste cooperative. All’operazione hanno partecipato gli ispettori del lavoro.

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Pubblicato il 06 Febbraio 2009
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