“Non ce la faccio più!”, ecco come il comune aiuta chi bussa alla sua porta
Le realtà di Varese e Busto si raccontano. Gli assessori: "Non possiamo limitarci ad allungare una banconota a chi non riesce a vivere"
Non sono solo gli indigenti a rivolgersi ai servizi sociali, ma anche madri sole con figli a carico, famiglie segnate dalla disoccupazione. L‘indirizzo, a Varese, è quello di via Orrigoni, vicino alla stazione, dove la palazzina dei servizi sociali gestisce le pratiche per i contributi sociali e l’iscrizioni ai contributi comunali. «Le diverse fasce di bisogno vengono indirizzate ad interventi specifici – spiega l’assessore Gregorio Navarro – ci sono interventi per gli anziani, quelli per i minori e così via». Chi valuta se una persona ha diritto o meno a un contributo? «La posizione viene prima esaminata da un’assistente sociale – sottolinea Navarro – poi si raccoglie la documentazione necessaria e se il contributo può essere erogato la decisione è immediata, in uno o due giorni si decide». La struttura dei servizi sociali si occupa di tutto, caso per caso: «La decisione finale sulle situazioni passa da una equipe con un responsabile, poi viene discussa in termini generali con i funzionari e i dirigenti e anche l’assessore».
Ma la difficoltà e il bisogno non hanno confini. A Busto Arsizio i servizi sociali maneggiano ogni anno una cifra sui sei milioni di euro, tutto incluso, e si occupano di non meno di 1300 persone, senza contare molte altre che indirizzano di volta in volta alla Caritas o a soggetti consimili. Si tratta di anziani soli, donne in difficoltà con figli anche molto piccoli, disabili, giovani, malati cronici, talora famiglie intere. Una realtà complessa che richiede interventi specifici. La struttura comunale riferisce l’assessore ai servizi sociali Luigi Chierichetti, dispone di due assistenti sociali specificamente dedicate alle cosiddette nuove povertà. Sono loro ad incontrare di persona chi ha bisogno di aiuto ma può disporre, ad esempio, di un tetto sulle spalle: verificati con gli opportuni documenti identità, stato di famiglia e problemi economici del richiedente, nel giro di due settimane e fatte le scelte in base a precise regole di priorità che privilegiano per prima cosa la tutela dei minori, l’assessorato è in grado di avviare azioni di sostegno. Il sostegno alimentare avviene tramite un’associazione legata al banco alimentare che ogni 15 giorni si reca a domicilio portando da mangiare (mentre alla Caritas, ad esempio, si rivolgono al bisogno i richiedenti recandovisi di persona).
Ma come funziona la macchina comunale in casi di richiesta immediata di aiuto? Nei casi di emergenza vera e propria mancanza di cibo, denaro e di un tetto sulla testa, il primissimo soccorso è di fatto demandato alle organizzazioni caritative di ambito cattolico.
«Il nostro limite è che non possiamo semplicemente allungare una banconota a chi ha bisogno» riferisce l’assessore. «Noi possiamo venite incontro a chi ha regolare permesso soggiorno, chi non ce l’ha, "non lo conosciamo" nel senso che deve rivolgersi all’ospedale, o alla pubblica sicurezza. Dobbiamo sapere con certezza con chi abbiamo a che fare, per sapere quali sono i suoi reali bisogni».
Primo compito dei servizi sociali comunali è accertarsi delle condizioni minime vitali un tetto, qualcosa da mangiare, quattro soldi. Se non ci sono, si possono utilizzare i contatti con la Caritas, con Villa Lucia, un centro di accoglienza temporanea per donne con bimbi attivo da un paio d’anni in città, oppure con il dormitorio maschile di don Giancarlo a Sant’Anna, dove il Comune tiene quattro posti riservati.
Passata l’emergenza immediata, subentra l’assistenza del servizio sociale, che nelle intenzioni dovrebbe sempre essere temporanea, ma che le circostanze possono talora prolungare nel tempo. «Le risorse finanziarie a nostra disposizione» spiega l’assessore «in sé non sarebbero neppure così scarse, ma non bastano mai. Sono insufficienti rispetto alla richiesta».
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