La carta d’identità elettronica non parte, il sindaco “chiede i danni”
Candiani scrive al Ministero dell’Interno: «Sono sei anni che affettuiamo spese inutili, ora ci chiedono nuovi aggiornamenti: noi non li faremo!»
«Ridateci i soldi spesi per ottenere la carta d’identità elettronica». Comune di Tradate contro Ministero dell’Interno. La singolare richiesta arriva direttamente dal sindaco Stefano Candiani, dopo sei anni di attesa e di spese effettuate per preparare la città al servizio più volte annunciato, ma mai partito. La carta d’identica elettronica, infatti, è stata divulgata a più riprese, come una vera rivoluzione: più piccola, più pratica, più veloce nell’ottenere i servizi.
È dal 2001 che Comune e Ministero vi lavorano. Ogni volta l’inaugurazione sembra dietro l’angolo. Ma non è così: le strutture ci sono, quasi tutte, gli uffici sono predisposti, manca solo la carta d’identità, quella elettronica.
«Nelle scorse settimane, dopo mesi di attesa ci giunge la richiesta di nuovi adeguamenti – spiega Candiani -. Abbiamo già attuato le procedure di volta in volta richieste, che hanno gravato sul bilancio comunale».
Tra gli interventi effettuati, per una spesa che supera i sei mila euro, oltre alle apparecchiature, sono stati effettuati anche interventi di messa in sicurezza dei locali, attrezzandoli con porte blindate ed inferriate dotate di sofisticate sistemi di allarme.
«Nonostante ciò nulla si è mosso fino ad oggi per l’attivazione del servizio – conclude il primo cittadino -. Il Ministero non ha ancora provveduto a fornire le necessarie attrezzature. È assolutamente inaccettabile che il Comune di Tradate sostenga ulteriori spese per il servizio non è ancora attivo solo per ragioni riconducibili allo Stato. Pertanto, non solo non integreremo i piani già approvati, ma chiediamo il rimborso delle spese finora sostenute».
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