Organici ridotti e precarietà: la rivolta dei pompieri milanesi

Ogni giorno in città mancano all’appello circa 500 pompieri, e fra quelli in servizio molti vengono assunti e licenziati ogni 20 giorni. “Presto non avremo nemmeno più i soldi per pagare il carburante”

«Molto piacere. Antonio, vigile del fuoco precario dal 1984». «E io sono Jury, precario dal ‘93». «Ciao, Antonino, precario dal 1999». Ci sono poi Marco, Manuel, ma elencarli tutti non serve a nulla, si potrebbe andare avanti per ore. Perché sono più di qualche decina i vigili del fuoco precari raccolti oggi, giovedì 3 maggio, in piazza Cordusio a Milano. E non sono certo sbarbatelli di diciotto o vent’anni, ma quasi tutti uomini fatti, spesso coi capelli grigi e l’aria di chi, a star zitto ancora a lungo, proprio non ci sta.

«Sono moltissimi anche quelli che per motivi di servizio non sono potuti essere con noi oggi – ci spiega Marco – perchè qui non c’è in ballo solo il rinnovo del contratto o il posto di lavoro di alcune persone, ma la sicurezza dell’intera città di Milano».

Ampliamento degli organici, riduzione del precariato, rinnovo del contratto, riconoscimento del servizio svolto come “lavoro usurante” e aumento dei finanziamenti sono i cinque punti all’ordine del giorno dei manifestanti, sostenuti da tutti i sindacati di categoria perché «qui non è questione di partito o colore – ci raccontano tristemente –, i governi ma il risultato è sempre lo stesso: dei vigili del fuoco ci si ricorda solo quando ne muore qualcuno. Lo chiamano “eroe”, escono i titoloni sui giornali. E poi, purtroppo, più nulla».

Vera e propria piaga del comando milanese – «ma  – ci assicurano – anche  di tutta la Lombardia e non solo» – è proprio la non assunzione degli uomini in servizio con contratti a tempo determinato. «Sempre che di contratti si possa parlare – spiegano – perché veniamo assunti e licenziati ogni venti giorni, i pagamenti arrivano anche con tre o quattro mesi di ritardo, non abbiamo a disposizione in caserma né armadietti né docce. Per i colleghi siamo uguali, ma per lo Stato italiano dipendenti di serie B».

Questo perché i precari lavorano meno degli altri o hanno minore competenza e responsabilità? «Al contrario – si affrettano a spiegare Antonio, Marco, Manuel e compagni – lavoriamo moltissimo e non solo per il soccorso, ma per ogni genere di attività e mansioni, soprattutto da quando sono venuti a mancare i servizi di leva. Abbiamo un’esperienza spesso più che decennale, siamo formati, equipaggiati e all’interno del comando operiamo esattamente come gli altri. Perché allora non regolarizzare la nostra posizione?».

Stando alle direttive imposte dall’Unione Europea a Milano mancano ogni giorno all’appello circa 500 pompieri. Un dato certo non poco significativo, soprattutto se si considera che quotidianamente in città e provincia è possibile contare su poco più di 120 unità di professionisti in servizio. «Faccio un semplice esempio – chiarisce Manuel – : se si verificano due interventi critici in contemporanea, in quel lasso di tempo la città rimane completamente sguarnita. La situazione di Rho-Fiera ha poi dell’incredibile: se lì capita qualche cosa dobbiamo intervenire da Milano o Legnano. E ciò nonostante a Rho esista una caserma perfettamente funzionante, ma che resta vuota non avendo uomini da metterci dentro». Episodi di ordinaria e cattiva amministrazione che fanno accapponar la pelle al Vice Sindaco meneghino Riccardo De Corato, dichiaratosi disponibile a presentare a breve un’interpellanza parlamentare in proposito. Anche se le risposte fornite sino ad oggi dal Governo con la finanziaria 2007 non creano molte aspettative: in programma una stabilizzazione del precariato attraverso l’assunzione di circa 600 uomini, da spalmarsi tuttavia in modo uguale su tutto il territorio nazionale e dunque con un incremento di 5/6 unità per singolo comando rispetto ad oggi.

«Fra l’altro – aggiunge Marco – nonostante quella del pompiere sia una fra le professioni fisicamente più impegnative e pericolose, non è riconosciuta dallo Stato come “categoria soggetta a lavoro usurante”. Con il risultato di avere dei quasi sessantenni quotidianamente al lavoro sulle autopompe e dunque impegnati in attività dove l’appoggio dei giovani non dovrebbe mai mancare».

Fra gli altri problemi sollevati, anche la mancanza di finanziamenti, «che potrebbe portare in un futuro non troppo remoto – ci spiegano – a non avere nemmeno più i soldi per pagare il carburante necessario per le uscite di tutti i giorni. Il comando di Milano ha al momento un passivo di 900.000 euro. E se i creditori dovessero decidere di non farci più cassa?».

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Pubblicato il 03 Maggio 2007
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