Travolti da una tempesta onirica
Successo di pubblico per Tato Russo che ha portato all'Apollonio una rivisitazione della tragedia di Shakespeare
Un ingresso in scena soft, sobrio. La grande distruttiva tempesta è solo evocata, in un ambiente essenziale dove domina il colore nero. Tato Russo, regista, drammaturgo, poeta e attore ha reinterpretato al teatro Apollonio di Varese la tragedia di Shakespeare puntando più sulla lirica che sull’epica, lasciando all’atmosfera il compito di guidare lo spettatore verso la rivincita della morale.
Una scenografia essenziale ha fatto da sfondo al cammino di espiazione e catarsi che lo spodestato Prospero, duca di Milano (Tato Russo), impone a tutti i personaggi, infidi, approfittatori, ingordi e traditori.
L’isola dove Prospero vive con la figlia Miranda è un luogo mentale, dove memoria e spirito si fermano indisturbati per ricomporre quanto la vita reale ha creato, dove la lirica si contrappone alla prosa dialettale così come i reali si contrappongono alla plebe.
La vicenda narra di Prospero, duca di Milano, spodestato dal fratello e da questi esiliato insieme alla figlia Miranda in un’isola sperduta nel mare. Prospero scatena con l’uso di arti magiche una furiosa tempesta che fa naufragare la nave dell’usurpatore proprio sull’isola. L’isola non diventa però scenario di vendetta, bensì la cornice della riconciliazione, del perdono e dell’amore.
Accanto a Prospero si muovono figure irreali, danzatori eterei , immagini della mente che accompagnano e sostengono l’uomo nel suo cammino catartico verso la realtà. C’è poi Calibrano, essere selvaggio e deforme, rappresentazione fantastica dell’avventura.
L’incontro con la realtà, l’arrivo sull’isola dei congiurati, il percorso vendicativo attraverso la magia con il perdono finale vengono descritti in modo rarefatto, dove predomina il sogno. La tempesta portata in scena da Tato Russo vive più d’immagine che di recitazione, di armonia di suoni e atteggiamenti che di parole.
Una citazione speciale meritano le coreografie di Aurelio Gatti e i danzatori, abili interpreti del rarefatto mondo della fantasia. Corpi plastici che percorrono il palcoscenico leggeri e impalpabili, mirabili interpreti del percorso catartico.
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