Traffico di reperti archeologici, decine di arresti tra cui un bustocco
Sull'asse Busto-Gela continua ad esserci fermento, fra traffici di reperti antichi, legami mafiosi e operazioni congiunte di polizia: in arrivo domani un magistrato della Procura siciliana
Sull’asse Busto Arsizio-Gela continuano a muoversi importanti indagini da parte di magistratura e forze dell’ordine. L’ultima novità è l’operazione "Ghelas" contro il traffico internazionale di reperti archeologici tra la Sicilia, l’Europa e gli Stati Uniti, scoperto dai Carabinieri, e che ha portato a ben 52 ordinanze di custodia (tradottesi in 27 arresti e traduzioni in carcere, otto arresti domiciliari e 17 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) e a denunce a piede libero contro altre 25 persone in tutta Italia. Fra gli arrestati c’è anche un pensionato bustocco, il 66enne Angelo Pisano, il cui ruolo nella vasta rete del traffico di reperti non è stato ancora reso noto.
L’operazione, che ha alle spalle tre anni di attente indagini sui "tomabroli" siciliani da parte dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale siciliano e della Guardia di Finanza gelese, ha coinvolto oltre 300 militari tra carabinieri e finanzieri; gli arresti sono stati compiuti, oltre che, come detto, a Busto Arsizio, in tutta la Sicilia, e ancora in Calabria, Puglia, Lazio, Abruzzo, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia. Sugli indagati gravano accuse di associazione per delinquere e ricettazione: l’inchiesta è affidata al pm Alessandro Sutera Sardo, della procura della Repubblica di Gela, che dovrà ricostruire i movimenti dei reperti trafugati e poi venduti in Italia e all’estero (Germania, Svizzera, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti), anche a rinomate case d’asta inglesi. L’operazione ha fra l’altro permesso di recuperare numerosi reperti archeologici di grande valore storico. L’organizzazione, strutturata su tre livelli, (tombaroli, ricettatori, ricettatori-committenti che poi rivendevano agli acquirenti finali), avrebbe avuto a capo a Gela Orazio Pellegrino, un disoccupato di 43 anni che "coordinava" gli scavi illegali.
L’asse Busto-Gela, oltre che su questo arresto per traffici illeciti, continua a restare produttivo anche sul fronte della lotta antimafia. Infatti domani arriverà dalla città siciliana, "gemellata" con Busto dalla presenza di migliaia di emigrati e loro discendenti, un magistrato della Procura gelese. Il suo compito, nei prossimi giorni, sarà quello di ascoltare presso il carcere cittadino una serie di persone arrestate nell’ambito di indagini che riguardano Gela da molto, molto vicino: su tutte l’operazione "Tagli pregiati".
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