Come sostenere il SSN: dai bilanci regionali alle strategie territoriali

In Lombardia istituzioni, università, privato accreditato e terzo settore si confrontano sulla sfida decisiva per il Servizio sanitario nazionale: tenere insieme sostenibilità economica, prossimità delle cure e contrasto alle disuguaglianze

economia della salute

Come si tiene in equilibrio un sistema sanitario pubblico stretto tra risorse limitate, domanda crescente e bisogni sempre più complessi? Dal confronto promosso in Lombardia emerge una linea precisa: la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale non dipende solo dall’aumento dei fondi, ma dalla capacità di integrarli con una programmazione più efficace, una rete territoriale più forte e una governance capace di far dialogare istituzioni, ricerca, privato accreditato e terzo settore.
Su questo argomento agli stati generali della salute si sono confrontati: Sara Santagostino, presidente del dipartimento Welfare di Anci Lombardi, Antonello Turturiello, presidente Stem- Conferenza Stato-Regioni, Maria Cristina Pierro, Università degli Studi dell’Insubria, Michele Nicchio, presidente AIOP Lombardia, Luca Pesenti, direttore scientifico Osservatorio sulla Povertà Sanitaria Fondazione Banco Farmaceutico Ets.

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Per Sara Santagostino, presidente del dipartimento Welfare di Anci Lombardia, il punto di partenza è il territorio. Prevenzione, fragilità e cronicità si affrontano infatti soprattutto lì, dove politiche sociali e sanitarie devono smettere di procedere separate. In Lombardia, osserva, oggi esistono condizioni nuove per far coincidere la programmazione zonale con quella dei poli territoriali. Ma serve un salto di qualità: meno frammentazione dei servizi, meno dispersione delle risorse, più capacità di costruire percorsi integrati intorno ai bisogni reali delle persone. Il tema, insiste, non è solo curare, ma accompagnare il cittadino nel suo benessere complessivo, coinvolgendo anche i contesti familiari e sociali.

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Antonello Turturiello, presidente STEM-Conferenza Stato-Regioni, richiama invece il nodo della programmazione finanziaria. Il Fondo sanitario nazionale è cresciuto negli anni, ma il problema non riguarda soltanto l’entità delle risorse: conta il modo in cui vengono ripartite e utilizzate. I criteri attuali restano in gran parte legati alla popolazione pesata per età, mentre la quota premiale ha ancora un peso limitato. Eppure, sottolinea, proprio l’efficienza dovrebbe essere premiata di più. In questo quadro la Lombardia presenta conti in equilibrio e una buona capacità di garantire i Lea (livelli essenziali di assistenza) in condizioni di appropriatezza, dimostrando che sostenibilità ed erogazione dei servizi possono restare insieme se sorrette da una programmazione rigorosa.

Sul fronte dell’innovazione, Maria Cristina Pierro, dell’Università dell’Insubria, sottolinea il contributo strategico di università e ricerca. Formazione e avanzamento scientifico procedono insieme: i progressi in ambito radiologico, cardiologico, neurologico, genomico e farmaceutico si riflettono direttamente nella qualità della didattica e nella preparazione dei futuri professionisti. Le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale alla medicina personalizzata, stanno già cambiando prevenzione, diagnosi e cura. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, il mondo accademico può offrire un supporto decisivo anche per ripensare i modelli di assistenza, integrando competenze cliniche, statistiche, economiche e giuridiche.

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Michele Nicchio, presidente di AIOP Lombardia, rivendica il ruolo del privato accreditato come componente strutturale del modello lombardo. La collaborazione con il pubblico, osserva, non è un elemento accessorio ma un fattore di equilibrio del sistema. Il privato accreditato copre quote rilevanti dell’attività ambulatoriale, ospedaliera e socio-sanitaria, contribuendo anche con investimenti propri in strutture e tecnologie. In una fase di forte pressione sulla spesa, il punto non è contrapporre le due componenti, ma valorizzarne la complementarità dentro un assetto capace di garantire volumi, qualità ed efficienza.

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A ricordare che la sostenibilità non si misura solo nei bilanci è Luca Pesenti, direttore scientifico dell’Osservatorio sulla Povertà sanitaria della Fondazione Banco Farmaceutico ETS. La crescita della spesa privata, avverte, va letta distinguendo tra consumi impropri e rinunce obbligate. Le famiglie più povere spendono meno in salute, investono meno in prevenzione e concentrano la spesa soprattutto sui farmaci. È qui che si apre il rischio di una spirale tra povertà economica, peggioramento della salute e nuova vulnerabilità. Per questo, conclude, il distretto sanitario resta il nodo da rafforzare, anche attraverso una maggiore integrazione del terzo settore nelle Case di comunità e nei servizi di prossimità.

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Pubblicato il 19 Marzo 2026
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