Quando in vacanza perdiamo la curiosità
8 Settembre 2026
Caro direttore
Ogni estate mi capita di osservare lo stesso fenomeno: persone che percorrono centinaia di chilometri per raggiungere una località di mare e poi finiscono per conoscerne soltanto pochi metri: la casa, la spiaggia, l’ombrellone, il lettino, qualche ristorante, il loro villaggio turistico e poco altro.
Altre scelgono località famose soprattutto per ciò che rappresentano: la bella casa con piscina da mostrare anche agli amici, la spiaggia frequentata dai VIP, il ristorante stellato, le boutique delle grandi firme, il posto giusto nel quale farsi vedere.
Comportamenti diversi, ma forse con qualcosa in comune: la perdita della curiosità.
Naturalmente ognuno ha diritto di trascorrere le vacanze come preferisce. C’è chi, dopo un anno di lavoro, desidera soltanto stare quindici giorni sotto l’ombrellone, leggere, dormire, giocare freneticamente nel villaggio vacanze e fare il bagno. È comprensibile. Eppure, mi viene spontanea una domanda: se siamo arrivati in un luogo nuovo, non è un peccato ripartire senza averlo veramente conosciuto?
Non occorre trasformare la vacanza in una maratona di visite. Basterebbe conservare la curiosità di chiedersi che cosa ci sia dietro quella collina che vediamo ogni giorno dalla spiaggia, percorrere una strada verso l’interno, entrare in un piccolo paese, scoprire un mercato, un vigneto, una bottega artigiana o una trattoria genuina frequentata dagli abitanti del posto.
A pochi chilometri dalle località balneari esistono spesso borghi, sentieri, chiese, paesaggi e tradizioni che raccontano quella terra molto più di tante vetrine sul lungomare e di città balneari famose. Eppure, per molti turisti rimangono tutto questo rimane invisibile. Il mare della loro vacanza diventa contemporaneamente il punto di arrivo e il confine.
C’è poi il turismo dell’apparire. Non conta più soltanto essere in un luogo bello, ma poter dire di essere stati proprio lì. Si finisce quasi per guardare più le persone e il lusso che il paesaggio: il volto famoso, il vestito firmato, l’automobile costosa, il locale esclusivo, lo yacht di lusso.
La curiosità è il contrario: significa deviare dalla strada principale, entrare in un paese senza VIP e senza boutique, fermarsi davanti a un panorama inatteso o parlare con qualcuno del posto. Sono spesso proprio queste piccole scoperte a diventare i ricordi più belli e ad arricchire la nostra cultura.
Non si tratta di contrapporre il lettino al sentiero, il mare al borgo o il riposo alla conoscenza. Si può trascorrere una giornata sotto l’ombrellone e quella successiva andare a vedere che cosa esiste dieci chilometri più in là.
Si può riposare senza rinunciare alla curiosità.
Forse è proprio questo che manca a una parte del turismo contemporaneo: arriviamo in luoghi bellissimi, ma qualche volta non abbiamo più voglia di scoprirli.
E allora la domanda non è soltanto dove andremo in vacanza. È: «Quando arriveremo, avremo ancora voglia di guardarci intorno?».
Perché la cosa più bella della nostra vacanza potrebbe trovarsi appena oltre il lungomare, oltre le vetrine firmate. Ma bisogna avere ancora la curiosità di cercarla.
Vilma Saibene
(per un turismo che sappia ancora guardare)



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