Analfabetismo funzionale
22 Settembre 2026
Egregio Direttore,
se ne parla parecchio, spesso incespicando nel suo reale significato forse per oggettive carenze o forse per beata accettazione del fato corto di fiato.
Stiamo vivendo i giorni della comprensione superficiale e della greve insufficienza di spirito critico, nella ormai consolidata pulsione di infilarci nel tritacarne dei flussi informativi parziali ma non imparziali, spiccioli, massivi e passivi.
Sono un incontinente continente ormai la distorsione cognitiva o il pregiudizio, incorniciati nel sovrautilizzato termine di “bias” laddove, senza ombra di “biasimo”, rifulge il sistematico errore di valutazione.
E dallo scrolling (l’azione compulsiva del fagocitare testi su uno schermo digitale) al malinconico “crolling”, si plasma la deforme stella di chi suppone di comprendere, di chi si nutre bulimicamente di stereotipi e di preconcetti da allevamento intensivo – distorsivo e di chi abbocca ai contenuti manipolati e ad arte confezionati.
L’analfabetismo funzionale evoca con forza un potente aforisma dello scrittore polacco Jerzy Lec: «Se un uomo che non sa contare trova un quadrifoglio, ha diritto alla fortuna?».
Intanto impera la sfortuna, laggiù nel pratone dove regnano i trifogli.
Carlo Cavalli



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