«Si ad una tavola rotonda per discutere della crisi»

Anche l'amministrazione comunale luinese si dice pronta ad affrontare la situazione economica dell'Alto Varesotto coinvolgendo le parti sociali

«Lanciai l’idea di discutere della gravissima crisi industriale che sta colpendo l’Alto Varesotto alcuni mesi fa – spiega il sindaco di Luino Gianercole Mentasti – e, a maggior ragione oggi, dopo la chiusura si varie aziende del tessile che operavano nella nostra zona, rilancio l’idea di sederci attorno ad un tavolo con sindacati, associazioni deg,i imprenditori e partiti politici». Torna in primo piano, con l’avvento dell’autunno che rischia di essere caldo, la grave situazione economica dell’industria alto-varesina gravemente colpita, dall’inizio del 2004, da una serie di chiusure e cassintegrazioni che stanno duramente provando centinaia di famiglie. Grave crisi solamente in parte assorbibile dall’industria svizzera, anch’essa colpita da una stagnazione che si prolunga da più di un anno, e dalla vocazione turistica del territorio. 
Gianercole Mentasti, quindi, prende al volo la palla lanciata da Flavio Nossa della segreteria della Cgil di Varese: «Richiamo l’attenzione sull’iniziativa già pensata alcuni mesi fa di riunire le parti sociali attorno ad un tavolo per ridiscutere il ruolo industriale del Luinese in chiave di rilancio perché è chiaro che non si possa parlare di sviluppo economico tralasciando un settore così importante per il nostro territorio». L’idea del sindaco era scaturita dalla preoccupante situazione economica di un pilastro dell’industria luinese come la Ratti che aveva annunciato la mobilità per tutti e 120 i dipendenti ed era stata accolta con favore dalle parti sociali. Poi il silenzio, la pausa estiva non ha dato segnali positivi nel settore ed ecco che il problema torna sul tappeto ancora più incombente. La crisi dell’industria luinese viene da lontano e pone le sue basi nel settore tessile che, fino a ieri, era considerato trainante a livello provinciale e di grande interesse a livello nazionale poi, dopo un secolo di prosperità, il lento declino che ha subito un accelerazione negli ultimi tre anni a partire dalla chiusura definitiva del setificio Stheli, prima grande vittima di quell’immenso mercato che si apriva al mondo chiamato Cina. Molti avevano pensato che la chiusura della Stheli fosse stato un caso che poteva anche starci e invece la debacle: le cicliche crisi della Ratti, la chiusura della Nastex di Brezzo di Bedero, la dismissione della Torcitura di Rancio, i venti di crisi sulla Mascioni. Improvvisamente, senza il tessile, il Luinese si è trovato debole e indifeso. I tempi, dunque, si stringono e l’urgenza di un incontro si sente un po’ dappertutto e anche i Ds, attraverso una lettera scritta da Manolo Marzaro che invitava tutti a fare qualcosa. 

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Pubblicato il 03 Settembre 2004
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