«L’affare con Air Littoral ci salverà»
Parla Fausto Capalbo, presidente del cda della compagnia area
«Guardi, questo affare con i francesi per noi è come il tormento e l’estasi, per dirla con Michelangelo». Cita l’autore della celeberrima Pietà, Fausto Capalbo (foto), presidente del consiglio di amministrazione di Azzurra Air. La partita si gioca a Montpellier «Sì, è quello il nostro punto strategico per uscire da uno stato di difficoltà. Viceversa dovremo ridimensionare il nostro organico. Stiamo facendo tutti gli sforzi, mi creda, siamo tra due fuochi, da una parte abbiamo a che fare con il tribunale di Montpellier dall’altra con la volontà di salvaguardare i nostri posti di lavoro».
Facciamo un passo indietro, torniamo a settembre. Perché questo contenzioso con la vecchia proprietà di AirMalta?
«AirMalta aveva interesse a entrare nel mercato europeo, ma una volta deciso l’ingresso del paese nella Ue voleva chiudere. Seven Group, società quotata a Londra, presieduta dall’architetto Palmonella, ha acquisito il controllo in settembre, rastrellando il 51%. C’era un accordo, siglato nei patti parasociali: le due società si impegnavano a risanare le perdite, un po’ per uno. Poi sono subentrate alcune divergenze di vedute. Ora si sta trattando».
Cosa voleva fare il nuovo management?
«Rafforzare la compagnia e trasformarla in un vettore a carattere regionale europeo».
Che interesse ha avuto Seven Group a entrare nel mercato dei voli?
«Volevamo essere presenti nel mercato delle tecnologie avanzate e una compagnia aerea può esser strategica».
Perché avete tentato di acquisire Air Littoral?
«La società ha 17 aerei che si integrano con le nostre prospettive. Il tribunale ha però bloccato la trattativa. Volevano 11 milioni di euro subito e 5 nei successivi sei mesi, i nostri soci li ritengono un immobilizzo eccessivo. Si sono fatti avanti altri investitori francesi, ma al momento di pagare mi risulta che ci abbiamo ripensato. La settimana prossima ci sarà una nuova udienza, vedremo. Questo affare ci darebbe delle economie di scala, anche i sindacati francesi lo sostengono. Ora siamo alla finestra ma i giochi non sono finiti».
Avete le forze per affrontare questa impresa?
«Sì, infatti il cda ha deliberato un aumento di capitale di 11 milioni di euro».
Perché allora molti vostri aerei non volano e gli stipendi sono in ritardo?
«Sette modelli Avro li abbiamo lasciati a terra dopo la fine di un accordo con Alitalia e per alcuni punti di vista divergenti con i vecchi proprietari di AirMalta. Quattro Boeing non li usiamo perché sono adatti alla lunghe distanze e ora volerebbero in perdita secca. Puntiamo sugli Airbus».
Ammetterà però che la vostra azienda è in un momento molto difficile.
«E’ il mercato che è in un momento difficile e noi ne facciamo parte. Sugli stipendi, abbiamo continui pagamenti a cui far fronte, e qualche problema con i fornitori. Ma lunedì spiegheremo tutta la situazione ai sindacati. Non ci sono debiti con le banche, ma con i fornitori. E qualche problema con gli azionisti».
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