“Neto, talento senza confini”. Parola di Juan Antonio

L'argentino del Varese è pronto a sostituire il brasiliano, infortunato, e non si cura della scaramanzia: «Il mio sogno per quest'anno? La Serie A in biancorosso»

È stato il colpo pregiato del mercato di gennaio di Varese, richiesto a gran voce da mister Castori: Juan Ignacio Antonio, trequartista argentino di 25 anni, sta recuperando la forma migliore per diventare una pedina importante dei biancorossi nella rincorsa alla serie A, svanita solo ai playoff nelle ultime due stagioni.
 
Juan Antonio, lei è cresciuto nel River Plate, una delle squadre più imporanti del Sud America. Cosa significa per un calciatore provenire da un club così importante?
«È una cosa difficile da spiegare. Il River è una società grande, che in ogni stagione punta a vincere il campionato, anche se negli ultimi anni non sta andando tanto bene. Io sono cresciuto con la maglietta dalla banda roja e ho avuto la fortuna di giocare con Alexis Sanchez, Gonzalo Higuain, Ariel Ortega e tanti altri campioni. Da loro ho imparato molto: eravamo un gruppo umile, giovane e che amava scherzare. Mi ricordo che il mio esordio lo feci nello stadio del Racing, ad Avellaneda e il mister all’epoca era Daniel Passarella».
 
Qui a Varese come è stato il primo impatto?
«Molto buono. Ho subito legato con tutti; con Antonio Marino ci conoscevamo già ai tempi di Ascoli, ma siamo un gruppo tranquillo e anche la città è molto carina. Varese assomiglia alla mia città natale, nel sud dell’Argentina, vicino alla Patagonia, Trelew».
 
Dei suoi nuovi compagni quale e ha fatto la migliore impressione?
«Sono qui da poco, ma Neto si vede subito che ha un talento particolare. Tra l’altro giochiamo più o meno nello stesso ruolo; forse lui opera un po’ più avanti rispetto a me, ma ho già capito che da lui posso imparare molto».
 
Il suo infortunio subito a Bari le darà subito la possibilità di mettersi in mostra. Cosa si aspetta dai prossimi impegni?
«Ho tante aspettative perché è tanto che non gioco con continuità e so di avere una buona possibilità qua a Varese. Sto conoscendo il gioco dei miei compagni; per ambientarsi al meglio ci vuole qualche tempo, ma so di essere arrivato in una squadra che punta in alto, che sa giocare bene, che è tosta e non vuole regalare punti a nessuno».
 
Come si inquadra un giocatore come lei, un trequartista puro, nel modulo 4-4-2 utilizzato da Castori?
«Io sono un giocatore che agisce alle spalle delle punte, questo è vero, ma mi so adattare. In passato ho fatto anche l’esterno d’attacco o la seconda punta e non credo sia un problema rifarlo qua a Varese. Mister Castori mi conosce bene e sa dove posso dare il meglio: ne parleremo prima delle partite e vedremo quale sarà la mia posizione in campo di volta in volta. Sono a completa disposizione dell’allenatore».
 
Qual è il suo sogno?
«Sono convinto che i sogni si debbano fare anno per anno e quindi per me ora il desiderio più grande è di portare il Varese in serie A. Siamo un’ottima squadra, con tanto cuore e credo che abbiamo i mezzi per raggiungere l’obiettivo sperato. Per il resto non so, guardare troppo avanti non mi piace: vivo giorno per giorno e cerco di fare il meglio nel lavoro e nella vita».
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Pubblicato il 14 Febbraio 2013
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