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6 marzo 1953, Togliatti ricorda Stalin

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5 Marzo 2021

Egregio direttore,
ripercorrere la storia del Partito Comunista Italiano non è facile, sceglierne gli argomenti ancor meno.

Penso sia un atto dovuto, in occasione dell’anniversario della morte del compagno Stalin rievocare ciò che il PCI, il suo, il nostro segretario, Palmiro Togliatti disse in occasione della sua morte nella seduta della Camera dei Deputati il 6 marzo 1953.

Nel contempo vorrei ricordare ciò che Concetto Marchesi nel 1956 commentò, in occasione del VIII° congresso del PCI, rispondendo alle accuse lanciate a Stalin da Nikita Kruscev durante il XX Congresso del PCUS, affermò ironicamente che «Tiberio, uno dei più grandi e infamati imperatori di Roma, trovò il suo implacabile accusatore in Cornelio Tacito, il massimo storico del principato. A Stalin, meno fortunato, è toccato Nikita Kruscev».

“…I comunisti italiani si raccolgano, nel nome di Stalin, attorno al loro partito, al loro Comitato centrale e al compagno Palmiro Togliatti, l’uomo che, alla scuola di Stalin, più ha fatto per la liberazione nazionale e sociale del nostro Paese. Essi chiamano tutti gli italiani a stringersi sempre più numerosi intorno alla loro bandiera, simbolo degli ideali più alti dell’umanità, ai quali Stalin ha consacrato tutta la sua prodigiosa leggendaria esistenza“. (Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano – Per la morte di Stalin – 1953)

SLAVA STALIN

Osvaldo Bossi, Partito Comunista Italiano

_______________________

PALMIRO TOGLIATTI

COMMEMORAZIONE DI GIUSEPPE STALIN

Discorso pronunciato in occasione della seduta della Camera dei Deputati della Repubblica italiana di venerdì 6 marzo 1953

Questa notte Giuseppe Stalin è morto.

È difficile a me parlare, signor Presidente. L’anima è oppressa dall’angoscia per la scomparsa dell’uomo più che tutti gli altri venerato e amato, per la perdita del maestro, del compagno, dell’amico.

Ma questa stessa angoscia, onorevoli colleghi, stringe oggi il cuore di diecine di milioni, anzi di centinaia e centinaia di milioni di uomini, da oriente ad occidente, nel mondo intero; stringe il cuore, anzi, di tutta l’umanità civile, perché non è necessario avere di Giuseppe Stalin condiviso le idee, esaltato le opere, per rimanere percossi, attoniti, nel momento in cui si chiude questa vita prodigiosa. Solo un animo meschino, cattivo, spregevole, potrebbe essere capace in questo momento di recriminazioni vane.

Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell’azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano: è il secolo in cui finisce un ordine economico politico, muore una civiltà, e un ordine e una civiltà nuovi si generano e creano dal lavoro, dalla passione, dalle sofferenze anche, degli uomini.

Stalin fu artefice geniale di questa creazione immane, capo riconosciuto della classe più avanzata che mai sia apparsa sulla scena della storia, guida di popoli sopra un cammino nuovo. Insieme con Lenin, Egli fu a capo della rivoluzione socialista dell’ottobre 1917, il più profondo rivolgimento politico e sociale che mai sia stato. Insieme con Lenin, Egli gettò le basi del nuovo ordinamento economico e politico, le fondamenta dello Stato socialista. A lui spettò poi affrontare, dibattere, risolvere i problemi formidabili, nuovi, assolutamente nuovi, posti dallo sviluppo e dal consolidamento di questo Stato. Li risolse, superò le difficoltà oggettive, trionfò di tutti i nemici, di quelli di fuori, di quelli di dentro; il suo paese, il primo paese socialista, fu da lui portato al rinnovamento economico, al benessere, alla compatta unità interna, alla potenza. Oggi è il primo nel mondo per lo slancio produttivo ininterrotto, per la fiducia profonda che anima i popoli che lo abitano, passati attraverso mille prove, oggi uniti nella sicurezza del loro avvenire.

Stalin li ha guidati, Stalin continuerà a guidarli con il suo insegnamento immortale.

Nella grande famiglia dei popoli e degli Stati che dall’inizio della prima guerra mondiale a oggi hanno vissuto e vivono ore di tragedia, lacerati, spinti gli uni contro gli altri in conflitti sanguinosi, ogni volta che viene pronunciata una parola di pace, ogni volta che si compie un atto che può assicurare la pace, ivi troviamo Stalin, la sua mente saggia, prudente, il suo animo sollecito di assicurare ai popoli quella che è necessità prima alla loro esistenza: la pace; e non solo per un giorno o per un anno, ma per un intero periodo della storia, una pace fondata su comprensione, tolleranza, collaborazione reciproche.

Stalin fu l’alfiere della politica di sicurezza collettiva alla vigilia della seconda guerra mondiale. Quando vide fallire questa politica davanti alla brutale offensiva fascista e alla doppiezza e pusillanimità di altri gruppi dirigenti, Stalin fece almeno tutto quello che poteva per salvare dal flagello della guerra fino all’ultimo i popoli sovietici. Quando i popoli sovietici, nonostante tutto, furono vilmente aggrediti, li condusse alla vittoria più grande che si potesse sperare.

Durante tutta l’ultima guerra da Stalin venne a tutti i popoli amanti di libertà e di pace l’ammonimento severo ad unirsi, a combattere uniti perché questa era la sola via di vittoria.

Perciò la vittoria militare sul fascismo avrà nella storia prima di tutto il nome di Stalin e il nome di Stalin ha oggi per tutti i popoli quella politica che vede e cerca nella pacifica convivenza fra sistemi economici e politici diversi la via sicura di una pace durevole per tutto il genere umano. Proposte di pace furono tutte quelle da Lui fatte nel corso degli anni più recenti fino all’ultima del Natale dell’anno scorso,3 che ha acceso tante speranze non ancora spente.

Sicuri interpreti dell’animo del popolo italiano, onoriamo in Stalin il fondatore e capo dello Stato socialista, il vittorioso sul fascismo, l’alfiere della pace. Inchiniamoci all’uomo che ha incarnato in sé, difeso, portato al trionfo una causa che è nel cuore di tutti gli uomini semplici, la causa del progresso sociale, del socialismo, della fraternità fra tutte le nazioni. Onoriamolo come italiani.

È stato Stalin – nessuno può averlo dimenticato – che nel terribile 1944 per primo tese al nostro popolo la mano. Ricordo il colloquio con lui in quell’anno, prima del mio ritorno in Italia, per il nostro paese, che pure il fascismo aveva gettato contro la Russia in una guerra scellerata: Egli non ebbe che parole di comprensione, sollecitudine per il nostro avvenire, per la restaurazione completa dell’indipendenza del nostro popolo. Primo egli riconobbe, mentre ancora durava la guerra, la sovranità dello Stato italiano e ci offrì, con l’amicizia, una strada che sarebbe stata quella della salvezza totale e rapida non solo della sovranità, ma dell’integrità nostra.

Inviamo l’espressione del nostro cordoglio al Governo sovietico, al partito comunista, ai popoli dell’Unione Sovietica. Sappiamo quanto grave ed irreparabile sia per loro, come per noi, come per tutta l’umanità, la perdita di Stalin. Siamo certi che gli uomini e i popoli da lui educati e guidati sapranno andare avanti, fermi, sicuri di sé, sulla via di progresso e di pace da lui tracciata. L’eredità che egli lascia nella dottrina e nell’azione politica, la traccia che egli ha impresso nella mente e nel cuore degli uomini è troppo profonda perché da essa ci si possa dipartire. Scompare l’uomo, si spegne la mente del pensatore intrepido, ha un termine la vita eroica del combattente vittorioso. La sua causa trionfa, la sua causa trionferà in tutto il mondo.

Io le sarei grato, signor Presidente, se, a significare il nostro cordoglio, ella volesse disporre una sospensione della seduta.

Commenti

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  1. massimiliano_buzzi
    Scritto da massimiliano_buzzi

    Stalin? ho letto bene? parliamo della stessa persona? il dittatore paranoico che ha causato i peggiori genocidi della storia?

  2. Avatar
    Scritto da Dio Nettuno

    Stalin è senza dubbio il più grande criminale della Storia. E’ stato a capo dell’Unione Sovietica dal 1924 a 1953 anno della sua morte. Ha utilizzato qualsiasi metodo nel perseguire i suoi scopi: non ha avuto scrupoli nel servirsi di omicidi politici, di processi farsa, e nell’ordinare la deportazione di milioni di persone. Stalin è arrivato al punto di favorire e indurre l’insorgere di carestie per avere la meglio sui contadini ucraini.

    Stalin ha deliberatamente sterminato milioni di persone per i solo fatto di appartenere a un gruppo sociale o a una etnia considerata ostile al regime comunista.
    Sotto il suo regime si è vissuto un vero e proprio terrore: bastava una parola o uno sguardo per essere accusati (e condannati, ovviamente) di attività anticomunista. Un enorme apparato di polizia politica incombeva in ogni ambito della società e poteva contare uno spropositato numero di delatori. Tutti erano incoraggiati alla delazione, che veniva premiata. La mancata delazione era considerata un crimine.

    Mentre milioni di persone vivevano nell’incubo dell’arresto e della deportazione nei Gulag, paradossalmente erano proprio i criminali comuni (ladri, scassinatori, assassini) a poter stare tranquilli. La polizia era estremamente lassista nei loro confronti. Se qualche criminale comune veniva catturato rischiava pochissimo: un rapinatore o un assassino potevano anche cavarsela con un anno di galera (e un’abbondante riduzione di pena). Perché? Perché secondo l’ideologia marxista leninista “la proprietà è un furto”. Quindi il rapinatore che aveva svaligiato un appartamento non aveva veramente rubato, aveva, per così dire, redistribuito a suo vantaggio i beni di un “furto precedente”. Lo stesso valeva nei confronti di chi si macchiava di fatti di sangue nei confronti di chi aveva la colpa di appartenere a una classe “nemica”: preti, fedeli, funzionari e tecnici del precedente regime.

    Ben diverso era rubare allo Stato: quello era davvero considerato il furto peggiore (i sindacati italiani prendano nota). Rubare allo stato era diffusissimo (specialmente agli alti livelli) tuttavia erano le persone più povere le sole che venivano condannate. Si poteva finire in Siberia per 10 anni (con ben poche possibilità di tornare) se si rubava da una fabbrica di vestiti un rocchetto per rammendarsi gli abiti.

    E nonostante ciò, c’è ancora chi incensa Stalin e i comunisti in generale. C’è chi ancora, nel 2021, gridando al pericolo fascista per sviare gli indizi, è fiero di quanto fatto da certi reietti della storia.

    E cosa ancor peggiore, ci sono giornali che gli danno spazio, senza condannare pubblicamente quello che, anche secondo la Commissione Europea, è stato il peggior regime della storia dell’umanità, con il maggior numero di morti sul libretto rosso.

    1. Roberto Morandi
      Scritto da Roberto Morandi

      Quella che sta commentando è una lettera al direttore. È la posizione di un partito politico, che chiunque può giudicare. Non a caso nelle stesse lettere al direttore trova anche lettere di chi (da sinistra, tra l’altro) critica il revisionismo staliniano

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