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Alzheimer, RSA e rette: quando la famiglia non deve essere lasciata sola

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3 Luglio 2026

Molte famiglie affrontano una domanda dolorosa: è giusto pagare migliaia di euro al mese per il ricovero in RSA di un genitore con Alzheimer avanzato, demenza grave o altra patologia degenerativa?

Non è solo un tema economico. È un tema umano, sociale e giuridico.

Quando una persona non è più autosufficiente e ha bisogno di sorveglianza continua, assistenza nell’alimentazione, nell’igiene, nella mobilizzazione e nella prevenzione di cadute, piaghe, infezioni o crisi comportamentali, non siamo sempre davanti a un semplice servizio “alberghiero”.

Spesso siamo davanti a un bisogno sanitario continuativo.

Il riferimento normativo è il D.P.C.M. 14 febbraio 2001, che distingue tra prestazioni sociali, sanitarie e sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16601/2026 e già con l’ordinanza n. 26943/2024, ha ribadito un principio importante: quando le prestazioni assistenziali sono inscindibilmente collegate a quelle sanitarie, perché necessarie alla cura del paziente, devono essere considerate parte della prestazione sanitaria e quindi a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

In altre parole: se l’assistenza quotidiana non è separabile dalla cura, ma serve a garantire salute, sicurezza, terapia, sorveglianza e continuità assistenziale, il costo non può essere automaticamente scaricato sul malato o sui familiari.

Restano eventualmente soggette a compartecipazione le prestazioni meramente alberghiere, sociali o assistenziali non strettamente necessarie alla cura sanitaria.
Ogni caso va valutato concretamente: diagnosi, cartelle cliniche, invalidità, PAI, piano terapeutico, condizioni del paziente, terapie, rischio clinico e documentazione della struttura.
Per questo è fondamentale conservare contratto di ricovero, fatture, relazioni mediche, verbali di invalidità e corrispondenza con RSA, ASL/ATS o Comune.

Non si tratta di fare guerra alle RSA, che svolgono un lavoro importantissimo, complesso e delicato.
Il punto è un altro: chi deve sostenere il costo quando l’assistenza quotidiana è parte integrante della cura sanitaria?

Il messaggio alle famiglie è semplice: non rassegnatevi senza verificare.

L’Alzheimer non cancella la dignità della persona.
E la dignità non dovrebbe dipendere dal saldo del conto corrente.

Avv. Pietro Saporiti
Fagnano Olona
ex Giudice Onorario di Tribunale
in pensione, ma ancora operativo

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