Bontadini e la fiamma della metafisica
29 Novembre 2011
Il liceo di Gallarate festeggia il cinquantesimo dell’elevazione a Liceo Statale. Mentre si preparano tante iniziative per celebrare la ricorrenza, proponiamo anche un ricordo del professor Eros Barone, che per tanti anni ha insegnato in Viale dei Tigli. VareseNews ospiterà volentieri altri contributi di alunni, ex-alunni e docenti presenti e passati dei licei.
Ho insegnato per oltre vent’anni al liceo scientifico di Gallarate, ma credo che, se vi avessi insegnato solo un mese, ciò non avrebbe fatto alcuna differenza. Le istituzioni sono impassibili e, identiche in questo (solo in questo) alle rivoluzioni, divorano i propri figli. Nondimeno, dentro le istituzioni vi sono le persone in carne e ossa, e sono queste che fanno la differenza. È una differenza che è frutto di quell’universo ricco e variegato della comunicazione intersoggettiva che è costituito non solo da parole, concetti e simboli, ma anche da immagini, gesti ed emozioni. E gli insegnanti dimostrano di essere veramente tali, ossia ‘in-segnanti’, quando sono in grado di imprimere, muovendosi in questo universo, un segno durevole, capace di accompagnare non solo i loro allievi ma anche gli stessi colleghi per tutta la vita. È dunque a due persone che hanno rivestito una funzione per me importante nella cinematografia dei tipi umani che ho visto scorrere davanti ai miei occhi in un trentennio di vita scolastica, che mi riferirò in questo particolare omaggio della memoria reso al liceo di Gallarate in occasione del 50° anniversario della sua fondazione.
Doveva essere una primavera degli ultimi anni ’80, quando Luigi Patrini, anche lui docente presso il liceo scientifico di Gallarate, ebbe la cortesia di presentarmi, al termine di uno degli annuali convegni filosofici allora organizzati dall’Aloisianum, Gustavo Bontadini, uno dei maggiori pensatori italiani del ’900. L’aspetto di questo teoreta era singolare: un corpo non alto ma vigoroso, coronato da una testa leonina che richiamava, vista di profilo, il profilo di Dante Alighieri: naso aquilino e mento prominente. Di Bontadini si narra, in effetti, che fosse amante dello sport e della montagna e che fino a tarda età non rinunciasse a recarsi quotidianamente in università con la sua bici da corsa, le mollette da bucato a proteggere i calzoni e la borsa appoggiata al manubrio. Tornando alla presentazione, ricordo ancora, tanto è rimasto vivo nella mia mente il ricordo di questo episodio, che, avendogli chiesto un consiglio sulla linea da seguire nel nostro insegnamento, il canuto vegliardo ci fulminò, me e Luigi, con lo sguardo (uno sguardo in cui non si poteva non avvertire lo scintillìo del ‘logos’) e ci rivolse queste memorabili parole: «Tenete alta la fiamma della metafisica!».
Sono certo che Patrini, che già lo era da prima, è rimasto fedele a quella sorta di investitura filosofica che ci fu allora conferita da Bontadini. Dal canto mio, ritengo di essere stato fedele a quell’indicazione così autorevole, quantunque in modo necessariamente diverso. Ho dunque insegnato la filosofia, come forse i miei allievi più attenti possono confermare, sapendo con Kant che, dal momento che non si dà esperienza della totalità dell’esperienza, la metafisica non può pretendere di essere una scienza, anche se resta “il destino della ragione umana”, e sapendo con Marx che “i filosofi hanno finora solo interpretato diversamente il mondo, ma si tratta di cambiarlo”.



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