Che ci stanno a fare gli ordini professionali se non ti tutelano
16 Agosto 2013
Gentile direttore,
sono una libera professionista varesina che con uno studio in città opera da anni nel campo della gestione e amministrazione del personale paghe e contributi. Nel corso della mia attività lavorativa ne ho viste di tutti i colori e, di clienti che non pagano, con l’avvento della crisi, ne ho conosciuti molti. Per farla breve, la storia che voglio condividere coi vostri lettori è l’amara constatazione che questo Paese deve cambiare e deve cambiare sopratutto chi ha il compito di far rispettare le regole: altrimenti non andremo da nessuna parte. In pratica due anni fa vengo contattata da uno studio di consulenza aziendale di Varese. Il titolare mi chiede un aiuto per la parte “paghe” del suo studio: era rimasto a piedi per via di una dipendente andata in maternità. Io prendo il lavoro. Lui è soddisfatto e mi affida altro lavoro. Si avvicina un periodo particolarmente “caldo” dal punto di vista professionale, e mi chiede di lavorare anche nei weekend per concludere il lavoro. Cosa che, nonostante abbia figli e famiglia, puntualmente faccio. Arrivati al momento di pagare, però, le prime scuse. Il commercialista prende tempo e non sborsa un euro, delle diverse migliaia che mi deve. Affido quindi la protezione dei diritti ad un legale per intentare una causa civile, che immagino sarà vittima dei tempi e del sistema giurisdizionale di casa nostra. E questo è il primo problema. Ma il motivo vero della mia lettera è anche un altro. Ho spedito un esposto all’ordine dei commercialisti di Varese che “dopo una valutazione del consiglio direttivo in data 11.07.2013” – recita la risposta che le allego – “emerge in tutta evidenza che le notizie pervenute non configurano violazione di norme di legge, regolamenti e codice deontologico che disciplinano la nostra professione, disponendo perciò l’immediata archiviazione dell’esposto in oggetto”.
Ma come, leggo che addirittura nel preambolo del codice deontologico dei Dottori Commercialisti è scritto a chiare lettere che “Il Dottore commercialista deve comportarsi con buona fede, correttezza, lealtà e sincerità”! Lo stesso articolo 28 del Codice Deontologico dispone addirittura che: “Nell’ipotesi di collaborazione con soggetti provenienti da altri studi professionali il Dottore commercialista deve attenersi a principi di lealtà e correttezza con i colleghi titolari di tali altri studi”! Quindi: io sono in attesa di far valere un mio credito certo; ho perso tempo (anche tempo che ho sottratto non solo alla mia professione, ma anche alla mia famiglia) e soldi per effettuare una prestazione; il tutto per via di un comportamento deliberato da parte del professionista, che ha ricevuto una prestazione senza pagare.
Mi domando questo punto perché, nonostante l’esposto, nonostante la causa in corso, l’integrità professionale di questo commercialista deve finire nell’archivio e sotto un metro di sabbia: che ci stanno a fare gli ordini professionali, se il loro intervento consiste nel non approfondire le segnalazioni?



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