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“Emilia, un cuore forte che il terremoto non ha scalfito”

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14 Agosto 2012

volontari croce rossa valceresioAlla prima scossa di terremoto registrata in Emilia è seguita immediatamente una telefonata al mio responsabile di Protezione Civile al quale avevo dato la disponibilità a partire per fornire aiuto e supporto sotto tutti i punti di vista; inizialmente però i colleghi della Croce Rossa e della sanità emiliani erano già organizzati e attrezzati per rispondere all’emergenza che li aveva colpiti non una ma addirittura due volte cosicché non erano state previste partenze al di fuori della loro regione.
Ma verso fine luglio ecco la chiamata, con la quale si chiedeva la conferma della disponibilità data in precedenza per recarsi in Emilia ed è così che sabato 28 assieme al sottoscritto, volontario di Croce Rossa da dieci anni -, Riccardo Pacenza (pioniere), Federico De Marco (pioniere) e Fabiena Motta (frequentante l’ultimo corso per diventare volontari del soccorso), tutti facenti parte del Comitato Locale della Valceresio della Croce Rossa Italiana, sono partiti in ambulanza da Arcisate alla volta di Concordia sulla Secchia, non prima però di aver fatto tappa ai comitati di Varese e di Gallarate per dar modo ad altri colleghi di unirsi a noi e viaggiare assieme.
Eravamo tutti alla nostra prima esperienza in una situazione di emergenza come il terremoto e non sapevamo bene cosa ci aspettasse ma eravamo pronti a mettere a disposizione la nostra volontà e la nostra dedizione per aiutare una popolazione duramente colpita da un dramma immenso.
L’avvicinamento al campo avvenuto passando dinanzi a case vuote con i muri puntellati e le crepe ben visibili come ferite che un domani si rimargineranno ma lasceranno comunque una cicatrice indelebile nel cuore e nell’anima mi ha portato al pensiero di cosa queste persone devono aver passato – ma ne allora ne oggi riesco ad immaginarlo con chiarezza, solamente chi ha vissuto questa tragedia lo sa -, ed è con uno stato d’animo misto tra tristezza per l’accaduto e forza per aiutare una popolazione che definire fantastica è poco che siamo giunti a destinazione.
Una distesa di tende bianche e verdi, i container della Croce Rossa disposti con ordine, i bilici e i mezzi di emergenza parcheggiati dopo aver trasportato personale volontario e dipendente e materiali è quello che ci è parso davanti al nostro arrivo al campo – interamente gestito proprio dalla Croce Rossa Italiana – dove in una settimana ci siamo dedicati alla manutenzione e ad assolvere alle diverse esigenze dei presenti, per la maggior parte stranieri.
Un caldo torrido, il termometro che oscillava intorno ai 40 gradi, nessuna speranza di vedere una goccia d’acqua – non piove da fine maggio –, magliette della Croce Rossa cambiate e lavate in continuazione, la sveglia che suonava presto alla mattina per iniziare a lavorare ma nessun peso di tutto questo, perché sapevo il motivo per il quale ero partito e le fatiche non rappresentavano un problema.
Nel corso della settimana passata a Concordia vi è stata anche la possibilità di visitare la cosiddetta zona rossa – rigorosamente accompagnati dai Vigili del Fuoco, ottimo il loro lavoro – il centro storico sede del municipio che rappresentava il cuore del paese all’interno del quale echeggia un silenzio assordante, con le luci ancora accese dentro i negozi e le macerie sparse ovunque, la cui vista ha aumentato la mia tristezza verso coloro che hanno vissuto in prima persona l’evento sismico, ma ciò che mi ha impressionato è stata anche la mancanza di lamentele, di lacrime, di scoramento della gente, la quale sta dimostrando che nulla è in grado di minare completamente questa splendida regione.volontari croce rossa valceresio
La grande famiglia della Croce Rossa Italiana, racchiusa dietro ad un simbolo che rappresenta un punto identificativo verso l’esterno e un’unica divisa – sia essa rossa o blu – ha saputo portare un aiuto importante e concreto verso una popolazione così duramente colpita negli affetti, nel lavoro, nella vita i cui segni appaiono distintamente negli occhi delle persone le quali, anche senza parlare, trasmettono la sofferenza che stanno passando unita però alla voglia di ripartire, di non lasciarsi sopraffare da ciò che la natura ha riservato loro, di risollevarsi e di dimostrare all’Italia e non solo quanto è grande il cuore dell’Emilia Romagna, un cuore che neanche l’evento sismico ha spezzato, sicuramente l’ha incrinato, ma con pazienza, voglia di fare e la speranza di non essere abbandonati dallo Stato e dalle istituzioni tornerà a comporsi ed unirsi più forte di prima.
Nel mio piccolo, questa esperienza mi ha lasciato vari aspetti positivi, tra tutti il ringraziamento di una coppia verso l’aiuto che stavamo fornendo e il sorriso e la voglia di giocare dei bambini, i cui occhi non si dimenticano, piccoli occhi per un’immensa forza.
Niente è più forte della dedizione di un volontario.
Stefano Benetazzo

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