Fascismo, finiamola con la pseudostoria
27 Novembre 2011
Egregio Direttore.
La lettera del Sig Ruggiero che,per giustificare la targa a Giovanni Gentile,elenca molti nomi di personalità della cultura e dello spettacolo che “hanno vestito la camicia nera”,merita una risposta nel merito. Personalmente la ritengo quantomeno imprecisa. Nello specifico il riferimento a Cesare Pavese è una cantonata. Nella biografia di Pavese non mi risulta un’adesione aperta e convinta al fascismo. Semmai la condanna al confino per avere avuto contatti e frequentazioni con esponenti dell’antifascismo. Gobettiano ed antifascista era il suo professore,Augusto Monti. L’unico riferimento che può essere citato è il diario reso pubblico da Lorenzo Mondo nel 1991,con il consenso dei suoi eredi. Il diario è probabilmente risalente al periodo 1942-1943,e rispecchia un periodo di crisi personale di Pavese,nel contesto di un periodo travagliato della storia italiana. Negli appunti Pavese si domanda “Sarà proprio vero che M ha sempre ragione?”. Esprime fastidio per gli antifascisti con questa frase “Gli antif sanno tutto,superano tutto,ma quando discutono,litigano soltanto”. Se è a questo che il Sig Ruggiero si riferisce,ritengo la cosa piuttosto banale e puerile,per ascriverla ad adesione incondizionata. Lo stesso discorso può valere per Primo Levi,il cui padre aderì al fascismo. Primo Levi nel racconto “Fra diavolo sul Po”,racconta come si iscrisse al corso premilitare tenuto dalla milizia volontaria per la sicurezza nazionale,per evitare la chiamata alla leva di mare alla quale,pur essendo di Torino,ed incapace di nuotare,era stato estratto a sorte. Un escamoutage per poter proseguire gli studi. Riporto due brani particolarmente significativi “Eccomi dunque milite,con tanto di cappello alpino,aquila,fasci littori,giacca e pantaloni grigioverde e camicia nera. La routine dell’istruzione premilitare avrebbe dovuto farmi presagire molto di quello che sarebbe avvenuto in Italia dopo l’entrata in guerra del 1940: basti dire che durante tutto il corso non solo non sparai neppure un colpo di arma da fuoco,ma neanche vidi mai di lontano come fossero fatti i caricatori del pesantissimo moschetto modello 91” E più oltre “ Se non sbaglio,del mio manipolo l’unico universitario autentico ero io. Gli altri studiavano da geometri o da ragionieri;tutti si erano iscritti alla Milizia Universitaria per i vari vantaggi d’ordine temporale che se ne potevano ricavare,neanche uno per fede fascista”. Probabilmente molti altri italiani dell’epoca hanno avuto un percorso simile,e quindi è decisamente forzato affermare che oggi devono essere considerati voltagabbana (come Davide Lajolo che così intitolò un suo libro). Nelle sue citazioni il signor Ruggiero ha dimenticato anche Nuto Revelli. Entrambi gli scrittori citati sono ricordati come scrittori critici verso il fascismo. Persone che hanno avuto il coraggio di cambiare opinione,tramite un percorso che,dati i tempi non deve essere liquidato come un banale tradimento. Per Lajolo e Revelli fu l’esperienza della guerra. Primo Levi fu costretto a restituire la divisa a causa delle leggi razziali,che videro tra gli ideatori e firmatari anche Giovanni Gentile.
Per cui mi sento di ritenere questa operazione di elenco meticoloso di personaggi celebri che ebbero a che fare con il fascismo,un’operazione sottilmente fraudolenta dal punto di vista culturale,se è destinata a dare un sigillo di approvazione alla targa a Giovanni Gentile. Renzo De Felice ha scritto una monumentale opera su Mussolini,e diversi validissimi libri sul fascismo. Credo sia ora di farcene una ragione:il fascismo fu una dittatura,fu il sistema politico che diede qualche idea ad un certo signor Adolf Hitler,con il quale Mussolini strinse un patto scellerato e destinato a portare l’Italia in una guerra sanguinosa. La fronda ed i dubbi sull’entrata in guerra si possono leggere anche nei diari di Ciano. E questo,piaccia o meno è storia. La parte più fascinatoria e mainstream del fascismo (l’architettura,gli intellettuali,le opere del regime,e i mai dimenticati “treni in orario”,se utilizzati fuori contesto non sono altro che un inganno. Piacevole forse per alcuni,ma per fortuna non per tutti. In ogni caso,mi riservo una ricerca approfondita tramite il Centro Studi Cesare Pavese,per verificare quanto affermato dal Sig Ruggiero relativamente allo scrittore langarolo.
Cordiali saluti.



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