Gramsci e il concetto di popolo-nazione
24 Ottobre 2019
Gentile direttore,
A proposito del pensiero di Antonio Gramsci, egemonia e il “Moderno Principe”
In una nota affermazione presente nel suo lavoro carcerario,” Quaderni del Carcere”, Antonio Gramsci ebbe a spiegare con estrema incisività il suo rapporto con il pensiero di Niccolò Machiavelli. Questo, infatti, si può considerare il punto di approdo di una sua lunga riflessione a proposito della costruzione di un partito comunista in grado di reggere la sfida con la complessità dell’occidente capitalistico.
Una lunga riflessione, la sua, che ebbe inizio con l’esperienza dei “Consigli di Fabbrica”, la comprensione da parte del giovane militante socialista sardo che la vicenda consiliare torinese sarebbe stata capace di insegnare a tutti i lavoratori del paese una nuova strategia di lotta per il socialismo in Italia.
Per la prima volta nella storia del paese un’enorme massa di lavoratori, dopo la fine della I guerra Mondiale, erano in grado di proporre un movimento di massa che attraverso i propri istituti, i consigli di classe, potevano porre all’ordine del giorno il problema del potere, il modello di un nuovo stato, lo “stato operaio”, dove il cuore pulsante era dato dal controllo operaio del processo produttivo, non come evento territoriale limitato, ma, attraverso il partito come elemento unificante nazionale e internazionale nel verso di un “ Nuovo Ordine Mondiale”, quello dello “Stato Operaio”.
E tutto ciò attraverso la sua inedita proposta data da una pregnante enucleazione di una nuova idea di partito. Già allora, nel periodo dei Consigli di Fabbrica torinesi, anche se in modo non maturo, la riflessione a proposito del rapporto Consigli-Partito Socialista Italiano aveva introiettato in sé la consapevolezza della forza rigenerativa che avrebbe avuto per il PSI, una consapevolezza che si sarebbe ulteriormente rafforzata in conseguenza della Rivoluzione dell’Ottobre del 1917, con la conseguente nascita dello Stato Socialista in Russia.
Ma, nelle note carcerarie su Machiavelli, il tutto ebbe ad assumere un ulteriore passo in avanti rispetto alla costituzione di una teoria del partito del suo ruolo di strumento consapevole dell’egemonia di una classe, di organizzazione delle masse.
Il partito, che a questo punto diventa uno straordinario grimaldello rivoluzionario, un organo di consenso e di direzione della “classe rivoluzionaria”, prima della rivoluzione, durante la rivoluzione e dopo la rivoluzione, partito, quindi, capace di dare origine ad istituti del dominio e insieme creatore di consenso, di quel “ consenso” che deve avere il compito di tenere unito il blocco rivoluzionario, blocco che doveva avere il compito di garantire l’espansione sino ad avere intorno alla classe operaia il popolo-nazione.
Per cui il “ Principe” di machiavellica memoria che in Gramsci diventa “ Il Moderno Principe”, cioè non un semplice partito tra i tanti, ma “(… )Quel determinato partito che intende ( ed è razionalmente e storicamente fondato a questo fine), fondare un nuovo tipo di stato “ (1).
La riflessione di gramsciana, quindi, s’intreccia al contempo con i temi del partito e dello stato, della società, della nuova unità tra popolo e paese.
E ciò immediatamente significava dare ulteriore slancio alla lotta per il socialismo, in quanto attraverso il partito così ideato si doveva collegare classe operaia e il potere statale in grado di trascendere nel verso di una organizzazione socialista tutti quei contrasti sociali propri della piccola e medio borghesia da sempre massa di manovra degli interessi della grande borghesia e della proprietà terriera.
La creazione, dunque, di un potere statale dove il movimento operaio attraverso il partito comunista poteva creare un nuovo rapporto e una nuova unità in grado di superare e di frantumare il potere egemonico della grande borghesia.
In questo senso, in Gramsci, l’idea di unità nazionale trovava una base sociale più larga rispetto all’egemonia borghese, dove il “ popolo” veniva reso più omogeneo dalla stessa funzione della classe dirigente, dal proletariato, in questo la stessa nozione di egemonia racchiudeva in sé elementi costitutivi fondamentali per la presa del potere e per il mantenimento di questi da parte del proletariato: l’egemonia che deve racchiudere soggetti come la classe rivoluzionaria, il suo partito, lo stato, l’unità nazione-popolo.
E’ corretto allora evidenziare in questa disamina gramsciana come il concetto di “ nazional-popolare, sia detto per inciso, non viene annacquato affatto , ma viene così ad ancorato ad una visione di classe della società, l’esame , quindi, critico da un punto di vista di classe dell’ elemento del consenso come dato portante della lotta del proletariato per la presa del potere.
La presa d’atto, orbene, che la borghesia italiana risultava incapace di stabilire un rapporto di direzione, oltre che di dominio, con gli strati popolari più “ semplici”, proprio a testimoniare la sua incapacità di radunare intorno a sé il “ popolo- nazione”.
Appare corretto sostenere come in questa disamina data a proposito del nazional- popolare si porta appresso la necessità di un profondo stravolgimento della società come risultato di una grande riforma morale ed intellettuale che deve avere il compito di espandere la propria direzione per dare origine ad un blocco storico per realizzare intorno alla classe operaia la più organica unità del popolo-nazione, grazie al superamento delle barriere di classe.
Per questo, sosteneva Gramsci “ la filosofia della Prassi” doveva sostenere, doveva perseguire il compito atto a realizzare una condizione in grado di realizzare un effettivamente una unità in senso socialista di un paese come primo inizio e fondamento della riforma morale degli “ intellettuali” e dei “ semplici” e tutto questo per una effettiva trasformazione in senso socialista della società dove elemento fondante era dato proprio dalla “ Riforma Morale ed Intellettuale”.
In ciò il collegamento della ricca trama data nella sua riflessione carceraria a proposito del nesso tra il “ Principe “ di machiavellica memoria e “ il moderno Principe”, altro non è che “il partito comunista “ , e ciò non come mero esercizio letterario, ma come elemento strategico per la lotte di classe in occidente come elemento fondante della traduzione in occidente della grande lezione data da Lenin con la sua Rivoluzione d’Ottobre.
(1) Antonio Gramsci, “ Quaderni del Carcere”, note sulla politica e lo stato moderno” Torino, Einaudi 1949.
Cosimo Cerardi – Busto Arsizio



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