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Grazie, adesso ho capito cos’è il Rally

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18 Marzo 2014

Gentile Direttore,
di tanto in tanto mi succede, leggendo la sua rubrica, di essere illuminato dalla richezza di pensiero che alcune lettere offrono, grazie alle quali capisco di cadere troppo spesso in una visione meschina della vita e delle cose.
Questa volta devo ringraziare di cuore il Signor Massimo Airoldi che in poche, semplici parole, mi ha fatto capire che è profondamente sbagliato risentirsi se, nel tardo pomeriggio della prima tiepida domenica primaverile dell’anno, l’idea di portare i propri bambini a giocare ai Giardini Estensi di Varese si rivela stravagante. Perché alterarsi se il polmone verde del centro città è soffocato dagli scarichi prodotti da decine di auto in coda? Perché chiedersi qual è il motivo per cui proprio lì debbano incessantemente dare gas in un concerto di marmitte? Perché pensare che sia semplicemente folle che tutto questo si svolga a pochi metri da un parco giochi trasformato in camera a gas? Perché ritenere indecente che un’amministrazione cittadina abbia potuto permetterlo?
Suvvia, stiamo parlando di sport, di sudore e di passione.
Mai dimenticarsi che quelle "persone incastrate all’interno di un abitacolo, prevalentemente per passione e non certo per motivi di lucro, sudano come un qualsiasi automobilista sulla A1 alle 14 in un pomeriggio d’agosto senza aria condizionata…" , che sono eroicamente "da mesi alle prese con la macchina organizzativa, divincolandosi tra permessi, burocrazia, riunioni fino a tarda sera, dopo il lavoro…"  e che e per tutto questo è doveroso portare loro il meritato rispetto.
E non importa se mentre ti allontani il più velocemente possibile per tornare a far respirare i tuoi figli e attraversi la strada con il semaforo verde, le loro belle automobiline colorate e piene di adesivi svoltano incuranti sui tuoi piedi: sorridi e pensa a "tutte le ingiustizie che l’umanità deve sorbire e assorbire". Sorridi e pensa a tutte le cose antipatiche e fastidiose che sopporti negli altri 364 giorni dell’anno. Ad esempio, il rumore che fa l’addetto alla raccolta del vetro quando rovescia il cassonetto nel furgone: non è nemmeno uno sportivo e forse non suda neanche, l’inutile fracassone.

Paolo Pedrazzini

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