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Il prossimo consiglio comunale dovrà affrontare questioni cruciali per la città

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12 Maggio 2006

La mia decisione di accettare la candidatura a capolista per il Partito della Rifondazione comunista-sinistra europea, maturata grazie all’apertura nelle liste del Prc alle donne (che sono la metà esatta dei candidati) ed agli indipendenti, è nata dalla considerazione che mai come questa volta ci sia bisogno dell’impegno di tutti, anche degli indipendenti come me, per cambiare la compagine politica che è stata al governo della città dal 1992 fino alle dimissioni del sindaco Fumagalli nell’ottobre scorso. Il percorso che mi ha portato fino a questa decisione è stato caratterizzato da un impegno più che decennale sui temi dell’ecologismo, ai quali si è aggiunto negli ultimi anni il lavoro di diffusione delle pratiche della democrazia partecipativa e la promozione del ruolo delle donne nei processi partecipativi. Mi occupo di ambiente, territorio e città anche nell’ambito professionale e in questi anni di lavoro ho verificato quanto peso abbia sulla qualità della vita delle comunità quest’ambito, spesso considerato dalla politica come mero settore “tecnico” della pubblica amministrazione.

La mia candidatura è anche qualificata dall’appartenenza ad Unaltralombardia, associazione politico-culturale che ha svolto nell’ultimo anno in città un ruolo importante di dibattito politico e che non può essere riassunta nel mio ruolo di capolista per il PRC. Unaltralombardia s’impegna per coinvolgere tutti i partiti dell’Unione sulle questioni che sono nell’agenda politica della città, azione che spero possa essere rafforzata dalla mia presenza in consiglio comunale e di quella di altri suoi esponenti.

L’occasione delle prossime elezioni amministrative potrebbe essere sfruttata, a mio modo di vedere, soprattutto per tentare di riavvicinare le cittadine ed i cittadini di Varese alla politica. La fase amministrativa appena trascorsa ha segnato il progressivo allontanamento e disinteresse della cittadinanza dalle questioni del governo della città. Il modello autocratico delle amministrazioni Fumagalli, tutto centrato sulla personalizzazione della figura istituzionale del sindaco e sul protagonismo di qualche assessore, desideroso di imprimere qualche segno di sé sulla città lasciandone intatti i problemi, è la matrice di questo distacco tra politica e cittadinanza. Lo sgretolarsi della coalizione che ha governato la città e le vicende che hanno accelerato le dimissioni del sindaco, anziché essere l’occasione per il risveglio di coloro che fino a quel momento, erano stati sbigottiti spettatori degli eventi, hanno registrato un sorprendente silenzio, quasi che la crisi della città fosse percepita in modo così profondo da rendere poco credibile la prospettiva del suo superamento. Penso che si debba tentare di rompere questa afasia sulle ragioni della crisi ed almeno cominciare ad affrontarle.

Il prossimo consiglio comunale sarà chiamato ad affrontare questioni cruciali per il futuro della città, innanzi tutto il nuovo piano urbanistico, con il quale saranno messe a sistema, sotto il profilo dell’assetto urbano, le trasformazioni che già si stanno attuando, come la nuova struttura ospedaliera, e quelle che sono da tempo in progetto e che dovranno maturare le condizioni per la loro fattibilità, come l’unificazione delle stazioni ferroviarie, le infrastrutture stradali che saranno valutate necessarie ad una migliore gestione del traffico veicolare, la riqualificazione delle aree industriali dimesse come nuova occasione di sviluppo urbano. Se riuscirò ad essere eletta metterò il massimo impegno e le mie competenze, affinché la configurazione del nuovo piano urbanistico sia un’ occasione di riqualificazione dell’assetto urbano, che ne rafforzi le funzioni senza cedere a logiche speculative, e di valorizzazione complessiva del territorio, attraverso l’estensione di forme di tutela sulle aree verdi inedificate, .

Vi sono poi questioni di grande importanza per gli interessi della collettività, quali il destino di Aspem e la gestione del trasporto pubblico locale, sulle quali ritengo che debba essere aperta un’ampia discussione che abbia al centro il ruolo dell’interesse pubblico su materie come il ciclo dell’acqua e dei rifiuti, l’energia e la mobilità. La nuova amministrazione comunale sarà complessivamente chiamata a risolvere i problemi che segnano il degrado della città in termini di qualità della vita e di sicurezza sociale; si apre quindi una stagione di grande impegno per le forze politiche cittadine. Se questo a impegno non seguirà la partecipazione dei cittadini e delle cittadine di Varese alle future scelte amministrative si rischia di non andare al di là dell’avveduta amministrazione della macchina comunale che aggiusta qualche danno fatto nel passato ma che lascia sostanzialmente irrisolti i problemi. L’approccio partecipativo nella gestione dei settori amministrativi – bilancio, urbanistica, lavori pubblici, sevizi sociali, cultura – mette in condizione coloro che hanno il mandato di decidere di confrontarsi con le istanze dei destinatari delle decisioni e con la loro percezione delle priorità da affrontare.

È un esercizio di democrazia diretta nel contesto di quella rappresentativa. La partecipazione nutre le idee della politica che non deve arroccarsi nella pura, seppur buona, gestione dell’esistente. L’impegno per la diffusione delle pratiche della democrazia partecipativa è la cifra che connota in modo più forte la mia candidatura e spero che questo impegno possa diffondersi tra coloro che come me sostengono il candidato sindaco Antonio Conte e si propongono di governare la città.

Michele Barzi

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