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Il Regime fascista godeva del consenso popolare

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22 Agosto 2013

Egregio Direttore,

 se mi è consentito vorrei rispondere alla lettera del Prof. Romolo Vitelli, il quale afferma che bisogna chiudere con il Fascismo. Forse il professore non si è accorto che il Regime mussoliniano fu sconfitto militarmente quasi 70 anni fa seppellendo con sé oltre venti anni di aspetti chiaro-scuri. Da parte dei detrattori del Fascismo si mettono sempre in evidenza gli errori compiuti dal Regime: instaurazione della dittatura, le leggi razziali, la partecipazione a tre guerre, di cui due vittoriose.

Ma mi chiedo: "come è stato possibile tutto ciò?"Forse il popolo italiano era assente quando il Duce prendeva quelle decisioni? Non occorre leggere i voluminosi libri di Renzo de Felice per sapere che quello che Mussolini decideva allora era sostenuto dal consenso di quasi tutto il popolo italiano. Si guardi un qualsiasi cinegiornale Luce, riproposto nelle trasmissioni televisive dedicate alla storia del periodo, in cui si vedono le famose "adunate oceaniche", in occasione dei discorsi di Mussolini: centinaia di migliaia di persone entusiaste ad assistere a quelle cerimonie laiche che lo storico Emilio Gentile analizza nel suo studio " Il culto del littorio". Ma perchè ci fu tutto quel consenso, ci si può chiedere?

Il Regime fascista godeva del consenso popolare in tutte le classi sociali, soprattutto le più umili per via delle politiche sociali che aveva introdotto nell’ordinamento legislativo italiano; non sto a ripeterle perchè penso che il prof. Vitelli le conosca bene e non vorrei essere accusato di apologia del fascismo.

Ma quando il Regime costruì ospedali, scuole, università, biblioteche, ma anche ponti, strade, fogne, fece le bonifiche nell’Agro Pontino e costruì numerose città dal nulla, indubbiamente trasformò l’Italia da una nazione arretrata in una moderna, e forse per questo la città di Varese annovera ancora Benito Mussolini tra i suoi cittadini onorari.

Per quanto riguarda l’aspetto negativo dell’esperienza fascista italiana fu essenzialmente l’entrata in guerra a fianco della Germania nazionalsocialista. Questa fu una guerra ideologica prima che di conquista, cioè fu la contrapposizione armata tra il materialismo marxista sovietico, il liberalcapitalismo rappresentato dagli Alleati e visione del mondo che ad entrambe si opponeva, quella dei fascismi europei: spirituale, gerarchica, guerriera, nazionalpopolare.

L’Olocausto del popolo ebraico e di altre minoranze è certamente uno delle più ignobili massacri nel corso della Storia, ma quanti altri ce ne sono stati da quando l’Uomo si trova sulla Terra?

Forse che i morti dell’Inquisizione, del genocidio dei nativi americani, di quello del Ruanda, della Cambogia di Pol Pot, quello armeno e infine di quello dei Gulag (sui quali c’è poca conoscenza) sono da considerarsi di minor valore?

La memoria va certamente tenuta viva, ma è ingiusto che essa venga ravvivata solo per condannare un certo tipo di totalitarismo e non le vittime di tutte le dittature, compresa anche la liberaldemocrazia che non è esente da orrori.

Ora che tutte le ideologie che hanno incendiato il secolo XX sono morte e sepolte, rimane la democrazia liberale che però ha il vizio di omologare e combattere (anche con le armi) chi non si sente rappresentato da un sistema che ha nell’economia e nella finanza il suo potere e forse si è giunti a quella "fine della storia"che Fukuyama preconizzava nel suo libro più famoso.

Cordialmente

Franco Brogioli

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