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Italia-Usa, una servitù volontaria?

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4 Luglio 2005

Egregio direttore,

la Cia interviene e rapisce persone sul territorio italiano, come se il nostro paese fosse il Kansas o il Vermont. Tutto ciò avviene, stando a ciò che dichiara chi lo presiede o ne fa parte, senza che il governo ne sia per lo meno informato. Abbiamo un governo di ascari che non sanno, non vedono e non parlano, ma chinano il capo e protendono il dorso a chi fa strame della nostra sovranità e della nostra indipendenza. Una pattuglia dell’esercito statunitense non ha esitato a uccidere un nostro agente dei servizi di sicurezza e a ferire un altro agente e una nostra giornalista in Iraq, benché il governo sia un fedele alleato politico e militare degli Usa. Tutto ciò avviene, stando a ciò che dichiara chi lo presiede o ne fa parte, senza che il medesimo governo osi trarre, da un trattamento che neanche un cane rognoso accetterebbe dal suo padrone, l’unica conseguenza possibile. La totale assenza di sovranità del nostro paese è sotto gli occhi di tutti, così come il servilismo verso il padrone americano e l’acquiescenza verso le sue infamie.
Non solo è stato concesso il territorio per consentire di installare basi Usa e Nato, non solo si accettano le giustificazioni statunitensi sulla morte di Calipari e su stragi come quelle del Cermis o di Ustica, ma si permette altresì ad agenti della Cia di operare e delinquere sul suolo del nostro paese, usando le stesse basi militari come strutture logistiche ed operative per attuare interventi criminali (è noto che per porre in atto il rapimento dell’imam Abu Omar è stata usata quella di Aviano). Eppure, benché l’imam fosse tenuto sotto controllo dalla Digos, il governo afferma di non essere al corrente di quanto è accaduto.
Inoltre, se la tendenza filoamericana ed eversiva è ben rappresentata da coloro che vorrebbero tornare alla lira e agganciarla al dollaro (e costoro, non lo si dimentichi, fanno parte del governo), la Cia in questo paese può contare anche sull’ausilio offerto da reti clandestine come quella che è stata testé scoperta: un’associazione segreta, formata da poliziotti, carabinieri, agenti della guardia di finanza, ex appartenenti alla Gladio, massoni, mercenari (Quattrocchi era un suo associato) e, immancabili come la morte, fascisti.
Così, la trama nera che unisce l’uno all’altro un potere organicamente subalterno, l’eversione reazionaria, settori dei servizi segreti italiani e servizi segreti stranieri, è nuovamente “scesa in campo”.
Sennonché, una volta escluso che la maggioranza di un ceto politico di opposizione, anch’esso ideologicamente, se non organicamente, subalterno alle parole d’ordine del padrone americano e alla logica della ‘guerra infinita’, possa andare oltre il confuso balbettìo o il complice silenzio che hanno caratterizzato l’atteggiamento dei suoi più noti esponenti, chi in questo paese è in grado di reagire all’arroganza e alla prevaricazione con cui il summenzionato padrone tratta alleati fragili e proni come l’Italia? Chi, nel bicentenario della nascita di Mazzini, è capace di innalzare la bandiera che reca il motto della Giovine Italia: IUL, ossia indipendenza, unità e libertà? Chi può e sa rappresentare il volto modernamente borghese di una ‘Karnival-Nation’ che sembra, a tutti i livelli essenziali e su tutte le questioni decisive, dalla politica-spettacolo all’industria dismessa o passata nelle mani del capitale straniero, dall’abolizione della ferma obbligatoria agli esami-farsa, dall’eversione massonico-fascista all’invadenza del papa-re, volgere le spalle alla modernità, ridotta, secondo un consueto modulo italico, a kitsch pacchiano, e tornare a quel ‘sonno senza sogni’ (e con qualche incubo) che accompagnò la storia di questo paese fra il XVI e il XVIII secolo?

Eros Barone

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