» Invia una lettera

L’antitesi tra fascismo e antifascismo

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

26 Maggio 2005

Egregio direttore,

la polemica intercorsa, a partire da provocazioni odonomastiche e celebrazioni dei ‘martiri delle foibe’, fra due esponenti locali della destra reazionaria e un rappresentante della sinistra, Angelo Zappoli, la caratteristica del quale, comune per altro alla maggioranza del partito in cui mìlita, è quella di ragionare male (sul piano teorico) ma di agire bene (su quello politico), mi spinge ancora una volta – e Lei mi perdonerà perché ciò a cui mi riferisco è connesso con l’eternità – a rendere esplicito e ribadire il carattere (non solo politico e ideale ma anche) irriducibilmente metapolitico e, quindi, etico dell’antitesi tra fascismo e antifascismo. Un’antitesi che, essendo eterna (in senso trascendentale), implica un’opposizione tra contrari che non contempla termini intermedi ed esclude, per definizione, qualsiasi possibilità di mediazione e, dunque, di pacificazione. Esattamente come accade con le coppie opposizionali ‘pari-dispari’, ‘legale-illegale’, ‘educativo-diseducativo’, ‘bene-male’, anche quella tra fascismo e antifascismo è incomponibile. In questo senso, è da ritenere perfettamente vero il corollario che inesorabilmente discende dalla dura logica degli opposti or ora evocata: il peggiore degli antifascisti sarà sempre migliore del migliore dei fascisti.
Ma vi è di più: se infatti, da un lato, è certamente vero che l’antifascismo esprime un’antitesi radicale ed è la negazione determinata del fascismo, ciò non significa, dall’altro, che esso sia un blocco unico e indifferenziato, come ìndica la compresenza, al suo interno, delle diverse correnti politiche, sociali e ideali che, raccogliendo l’aspirazione alla libertà e al riscatto espressa dal popolo italiano, hanno animato la Resistenza e prodotto la Costituzione tuttora vigente.
Riguardo poi al corollario antiperbenistico e antiretorico posto prima in evidenza, è doveroso ricordare che un grande scrittore italiano, Italo Calvino, ha dimostrato di aver intuìto in modo geniale il carattere profondo dell’antitesi fascismo-antifascismo, scegliendo, nel suo magistrale esordio narrativo, di incarnare la Resistenza (non in una formazione partigiana disciplinata e impeccabile ma) in un gruppo di sbandati raccogliticcio, sciamannato ed eterogeneo, tra i componenti del quale e i banditi corre, talora strappandosi, appena un sottile filo di seta. Sicché, giunti ormai alla conclusione di questo intervento, conviene cedere la parola a Kim, commissario politico di una brigata partigiana, che, parlando con il comandante Ferriera, confuta i ‘revisionisti’ vecchi e nuovi: « Ferriera mugola nella barba: – Quindi, lo spirito dei nostri… e quello della brigata nera… la stessa cosa? – La stessa cosa… – Kim s’è fermato… – la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava… su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo » (Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, cap. IX, 1947).

Eros Barone

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.