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L’apologia di fascismo è reato

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8 Giugno 2007

Egregio direttore,

avvalendomi del Suo quotidiano come tramite, mi rivolgo agli antifascisti della provincia di Varese per segnalare un grave fatto, vale a dire la smaccata apologia del fascismo chiaramente e inequivocabilmente ravvisabile nei gadget che ‘decorano’ i locali interni di una trattoria sita in una zona centrale di Gallarate.

Qualche giorno fa mi è capitato di fermarmi in questa trattoria per pranzare e sono rimasto profondamente turbato dalla impressionante panoplia di fasci littori e manganelli, busti e fotografie in formato gigante del duce con la mano tesa nel saluto fascista, frasi e slogan fascisti variamente riprodotti, bandiere della RSI ed elmetti, nonché foto di gerarchi fascisti e nazisti che ‘decorano’ i muri di questa trattoria la quale, attraverso la stessa denominazione, suggerisce l’idea che quei nefasti regimi dittatoriali, razzisti, guerrafondai e antioperai, possano ancora risorgere.

Sono certo che ogni antifascista è perfettamente al corrente del fatto che nel nostro paese l’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952 , n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale, comma primo della Costituzione”), detta anche “legge Scelba”, la quale, inoltre, all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque “fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque “pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

A quanto prescritto dalla legge si aggiunge poi un’altra certezza, e cioè che fatti come questi sono il frutto amaro del revisionismo storico che ha posto sullo stesso piano la lotta partigiana e l’azione dei “ragazzi di Salò”.

Ritengo pertanto che l’ANPI, quale importante organizzazione impegnata a difendere e affermare i valori della Resistenza e dell’antifascismo, dovrebbe intervenire segnalando alle autorità di pubblica sicurezza la flagrante violazione della normativa surricordata, poiché è inaccettabile che i proprietari o gestori di un locale pubblico frequentato da molte persone “esaltino esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo”.

Qualora la segnalazione non dovesse sortire apprezzabili risultati (ossia la rimozione dei gadget nazifascisti esposti all’interno di detto locale), l’ANPI dovrebbe, a mio avviso, prendere in considerazione altre forme di azione per contrastare questo genere di propaganda, che è un insulto alla memoria dei partigiani morti nella lotta di liberazione nazionale e una provocazione verso gli antifascisti presenti nel nostro territorio.

Enea Bontempi

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