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L’assassinio di Gheddafi e l’imperialismo occidentale

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19 Novembre 2011

Egregop direttore,
ormai conosciamo come sono andate le cose. Sirte è stata conquistata dalle truppe inglesi e francesi, affiancate da quelle del Qatar. Gheddafi è stato catturato da reparti speciali delle forze armate britanniche ed è stato consegnato agli ascari locali affinché fosse trucidato. Il video del linciaggio che gli ufficiali inglesi hanno girato e poi diffuso in tutto il mondo rientra nell’atroce repertorio della “Gruelpropaganda” (propaganda dell’orrore) con cui l’imperialismo si propone di terrorizzare i popoli del terzo mondo che non si piegano ai suoi voleri.

L’assassinio di Gheddafi non è, purtroppo, una novità nella sanguinosa storia delle aggressioni imperialistiche. Era già stato consumato in Congo con Patrice Lumumba nel 1961. Neanche la messa in scena denigratoria della sua cattura in un bunker costituisce qualcosa di nuovo. Era già stata allestita con Saddam Hussein nel 2003.
Così pure il rovesciamento del suo governo e il massacro della popolazione civile non sono qualcosa di nuovo. Era già stato fatto con il colpo di Stato contro Sukarno e l’uccisione di mezzo milione di comunisti indonesiani nel 1966. Nel 1965 toccò a Ben Barka e nel 1967 fu la volta di Che Guevara. La sorte di Salvador Allende nel 1973 non sarà diversa. Questo è stato sempre il trattamento riservato ai popoli del terzo mondo e ai loro leader, quando non si sono piegati ai voleri dell’imperialismo e delle multinazionali.
Sennonché nell’aggressione alla Libia e nell’imposizione a questo paese di un governo guidato da un ascaro filo-occidentale vi è effettivamente qualcosa di nuovo.
La novità consiste in questo: a Sirte è nato il neocolonialismo. Il rappresentante del CNT non si è peritato di affermare che in Libia si stava meglio quando era una colonia italiana, come se lo sterminio di seicentomila libici su due milioni di abitanti da parte delle truppe italiane non fosse mai avvenuto, come se le terre più fertili della Libia non fossero mai state assegnate ai coloni italiani e il resto della popolazione deportato. Basta leggere le “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci per sapere che, accanto ai comunisti e agli altri antifascisti, le carceri italiane sotto il fascismo vedevano la presenza di numerosi resistenti libici. Quei resistenti che, quando cadevano nelle mani delle truppe italiane, venivano stesi per terra sulla piazza del mercato ed evirati davanti alla popolazione locale, mentre i soldati italiani fotografavano queste scene e spedivano le foto alle loro famiglie.
Nell’epoca del neoliberismo, assistiamo dunque al ritorno del colonialismo, questa volta non più legittimato in nome della diffusione della civiltà cristiana e del progresso, ma dei diritti umani, del mercato e della democrazia. Dalla fase post-coloniale siamo passati alla fase neocoloniale. È questa la svolta che si è compiuta con la guerra contro la Libia, con il massacro della sua popolazione e con il linciaggio di Gheddafi.
Eros Barone

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