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L’incontro ecumenico nella Chiesa di Caldana

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23 Gennaio 2014

Egr. Direttore,

ho partecipato ieri sera all’incontro ecumenico promosso da tutte le chiese cristiane nella chiesa evangelica di Caldana. Devo ammettere che ci sono andato con una certa dose di scetticismo, vista la situazione di stallo imposta dalla chiesa cattolica per una riconciliazione vera con le altre chiese. Ma il mio scetticismo è stato subito smentito dalla presenza di una fila interminabile di auto lungo la strada e di una chiesa strapiena di fedeli già alcuni minuti prima dell’inizio della celebrazione. Questa presenza viva di così tanta gente mi aperto l’animo, ho avuto la sensazione di ritrovarmi come a casa mia, fratelli e sorelle insieme ad altri fratelli e sorelle, una sensazione che troppe volte non si sente nelle nostre povere parrocchie, dove aleggia ancora quel clima di divisione tra cattolici di seria A e quelli di serie B, tra quelli che sono più o meno papisti o se volete quelli che sino ad ieri avevano o non avevano la tessera della DC. Ma questa serenità d’animo è via via aumentata con le letture della celebrazione ecumenica quando sono andate al microfono (badate bene non ho scritto che sono salite sull’altare) le diverse pastore presenti che nella recita delle preghiere o nella lettura della Parola di Dio, hanno mostrato una gioia nell’annunciare il Vangelo, che troppe volte i nostri preti non hanno più, oppressi da quella struttura di stampo medioevale che impedisce loro di amare e di essere amati da una donna alla luce del sole (nella clandestinità tutto è permesso) e non li lasci soli in una spietata solitudine umana e sentimentale, che allontana le famiglie che vivono nel disagio e non hanno avuto la fortuna di provare il dono di Dio della unità coniugale e che sono state provate da storie di separazioni o divorzi tormentati, quella chiesa che nel terzo millennio tiene ancora la metà del cielo fuori dai poteri decisionali della chiesa senza accorgersi che questa metà del cielo è quella che rappresenta la stragrande maggioranza delle persone che frequenta le nostre chiese.
Poi sono risuonate profetiche le parole della prima lettera di san Paolo ai Corinzi … “Fratelli, in nome di Gesù Cristo, nostro Signore, vi chiedo che viviate d’accordo. Non vi siano contrasti e divisioni tra voi, ma siate uniti, abbiate gli stessi pensieri e le stesse convinzioni …. Ma Cristo non può essere diviso!” Con queste parole la chiesa cattolica deve fare i conti con la propria storia, caratterizzata nei primi due millenni da violenze a da un potere per nulla evangelico, tolte rare eccezioni, e comprendere una volta per tutti che le differenze sono un prezioso dono di Dio e le divisioni sono opere di Satana. E sino a quando questa chiesa resta prigioniera del suo passato non solo non ha una vera credibilità per poter oggi evangelizzare, ma vive perennemente in peccato mortale, perché con le divisioni si diventa schiavi del potere e del denaro dimenticandosi i poveri di tutto il mondo, non solo quelli che vivono nel Sud del mondo, ma anche quelli sono i nostri vicini di casa alle prese con un capitalismo speculativo finanziario diventato in questi ultimi decenni una vergognosa macchina della povertà, permettendo all’uomo di diventare schiavo del mercato e della esasperata competizione. Oggi tutto il popolo di Dio, compreso tutto un clero più coraggioso, ha un solo compito: far sentire tutto il nostro appoggio a Papa Francesco per rinnovare oggi questa chiesa in uno vero di ecumenismo non solo di facciata, che ci consenta di poter celebrare insieme l’eucarestia ma non solo, senza più attardarsi in nuove o vecchie dispute bizantine se il Concilio Vaticano II sia stato un momento di continuità o di rottura con quello di Trento. Quello che ci serve oggi è una Chiesa che annunci a tutti con gioia la Buona Novella per il riscatto e la dignità di tutti i poveri del mondo. Perché solo amando i poveri la chiesa realizza la sua missioni, ma per amare i poveri non si può amare il potere.

Emilio Vanoni

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