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La CDL cancelli la Libertà dal suo nome

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25 Luglio 2005

Egregio direttore,
ho visto che il vicesindaco di Gallarate, dott. Caravati, ha voluto rispondere con una lettera molto ferma apparsa su La Prealpina, e sia pur a titolo personale, a tutti quei lettori che hanno avanzato perplessità sui metodi adottati dalla giunta gallaratese in materia di libertà di culto.
Essendo stato io, non gallaratese, uno di questi, mi consenta una replica altrettanto netta. E’ opportuno innanzitutto sottolineare come si sia notato un certo cambiamento nella posizione, inizialmente assolutamente innocua, assunta dagli islamici di Gallarate, i quali erano partiti con il desiderio di voler pregare e adesso pare abbiano cominciato a parlare di minacce terroristiche, di emittenti televisive arabe, di risonanza mondiale all’evento, per chiedere infine, e non si capisce a quale titolo, le dimissioni di un Sindaco che non è stato eletto da loro e che, in ogni caso, non potrà essere da loro sostituito tramite un voto che non figura tra i loro diritti.
E’ molto opportuno ricordare a questi signori che gli Italiani non confondono gli stranieri, anche di culture molto diverse dalla loro, con i terroristi e con i delinquenti. Facciano dunque il piacere di non essere loro stessi a confondersi.
Vorrei però fare un breve cenno alla accorata difesa promossa dal vicesindaco nei confronti del movimento leghista, il cui “linguaggio politico” è stato minimizzato e definito “colorito”. Se il signor vicesindaco di Gallarate non se ne fosse accorto è forse opportuno sottolineare cosa sta difendendo; non si tratta di semplice linguaggio, sono concetti che ledono la libertà, proprio quella libertà che compare nel nome della sua coalizione e che la Lega, col suo “atteggiamento politico”, calpesta tutti i giorni mentre loro, sostenuti dalle imminenti esigenze e scadenze elettorali, fanno finta di non sentire.
Abbiamo dovuto leggere di un onorevole e consigliere di amministrazione della RAI scomodatasi per dire che a Gallarate «la Lega non vuole un luogo di culto islamico, né regolare né abusivo”».
Abbiamo dovuto leggere del segretario cittadino della Lega di Varese il quale scrive, a proposito di generici stranieri:«Che tutti gli uomini di buona volontà siano forti ed agiscano, in fretta, per fermarli, isolarli e cacciarli».
La libertà è liberta di migliorare il mondo, non di peggiorarlo! Chi ha lo stesso atteggiamento politico della Germania degli anni Trenta e tenta di infondere questi concetti, come successo allora, tra la popolazione più facilmente suggestionabile, non solo non è degno di pronunciare la parola libertà, né in politica né altrove, ma non è neppure degno di questo Paese, che pure è nato dall’eversione rivoluzionaria e risorgimentale ed è cresciuto assieme alla sua gente attraverso prove durissime, ma per migliorare il mondo e la società, non per peggiorarla.
Se la Casa delle Libertà ha simili alleati e tace, almeno in aggiunta taccia per sempre la parola Libertà.

Ché se la politica è il bene comune, allora loro non lo stanno perseguendo.

Antonio Di Biase

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