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La mutazione del capitalismo

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4 Dicembre 2011

Egr. direttore,
sto seguendo con interesse la discussine sulla fine del capitalismo e la possibilità di modificarlo o di sostituirlo con altro. Ora avrei alcune osservazioni da fare.
Innanzi tutto mi sembra che ci sia ancora da inventare qualcosa che possa sostituirlo. Gli altri modelli economici noti si sono già dimostrati fallimentari dove si è provato ad applicarli.
In secondo luogo direi che bisogna rivedere il concetto di capitalismo. Oggi non vale più l’idea della contrapposizione padrone-proletari. La figura dell’imprenditore con l sua fabbrica è diventata marginale. I soldi veri, quelli che generano il potere, sono in mano a multinazionali, fondazioni, soprattutto bancarie, grossi conglomerati, strutture che non si possono più identificare con persone fisiche o famiglie. Ormai l’imprenditore sta venendo sostituito da una finanza anonima, senza personalità e senza anima. Perfino Berlusconi, uno degli ultimi “padroni” in circolazione, ha ricevuto un pesante avvertimento da questo mondo di fantasmi: le azioni Mediaset son crollate del 15% in due o tre giorni nonostante l’incremento della raccolta pubblicitaria.
Sono convinto che, prima di parlare di che fare del capitalismo, sarebbe opportuno ridefinirlo, visto che ha subito una mutazione genetica fondamentale.

Con i miei migliori saluti.

Alberto Gelosia

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