La Padania, durò poco e solo per sconfiggere il Barbarossa
6 Dicembre 2011
Egregio direttore,
Da qualche anno c’è chi insistentemente e confusamente, su procura di rozza disposizione della Lega Nord, cerca di estendere il concetto di "Padania" dall’area naturale del bacino idrografico del Po a fantasiosi confini di un territorio molto vasto, legittimandolo con elementi inconfutabili e distintivi di storia, lingua, cultura… Secondo questi supporter lo "status padano" di tutte le aree sotto l’arco alpino (le attuali regioni del nord-Italia) ad esempio dovrebbe dunque dipendere, al di là della collocazione geografica, dal grado, di partecipazione ad una storia, una lingua e una cultura "padana".
Chi ha avuto modo di approfondire la nostra storia (quindi esaminare, analizzare, vagliare, indagare, investigare, sviscerare come dovrebbe fare uno che preside la commissione cultura ) sa che dopo la crisi e conseguente frammentazione dell’uso del latino classico, corrispose la nascita di differenziazione linguistica anche all’interno della vasta area del nord Italia e la base comune non impedì di fatto il formarsi di dialetti assolutamente incomprensibili l’uno all’altro. Sa inoltre che lo sviluppo linguistico non è stato unitario nemmeno all’interno delle singole regioni, tanto che (fenomeno pressoché unico in Europa) si sono moltiplicate le varianti lessicali tra dialetti di zone molto vicine geograficamente.
La questione ha origine dalle vicende politiche. Che cerco di riassumere.
Con il dissolvimento dell’Impero romano tutta l’Europa occidentale era divisa tra i regni romano-barbarici dei Franchi, dei Vandali, dei Visigoti, degli Ostrogoti e dei Burgundi con confini ad elastico, che cambiavano nel giro di poche stagioni. L’Italia alla fine del VI secolo era divisa tra i due contendenti, i nuovi arrivati Longobardi e i bizantini che tentavano di difendere le proprietà del vecchio Impero, quindi talmente frammentata. Quando i territori conquistati dell’Italia settentrionale divennero estesi, per problemi di divisione del potere tra le varie famiglie reali, vennero dagli stessi longobardi divisi in due, Neustria longobarda e Austria longobarda, il fiume Adda faceva da separatore: una a ovest, l’altra a est del fiume.
Cuore del regno longobardo più influente (Langobardia Maior) divenne la regione che oggi noi indichiamo come Lombardia, con capitale a turno tra Pavia e Milano, ma che allora si estendeva da Verona, Bergamo, Brescia, Mantova, Como, fino ai confini naturali a sud del Po e a ovest fino ai ducati di Torino e di Asti. Proprio in questo periodo una vasta area del nord, che aveva i confini naturali oltre nelle Alpi, nel Po, nell’Adige, nel Sesia, prese il nome di Lombardia. Anche se i Longobardi hanno lasciato una traccia culturale e politica importante, da qui a farne il fondamento storico di un’ipotetica nazione padana il passo è lungo. Numerosi e notevoli sconvolgimenti politici e sociali hanno cambiato il volto della Lombardia, altre invasioni e altre dominazioni hanno cambiato a più riprese (e in modo eterogeneo rispetto al territorio) la cultura delle sue popolazioni.
Alla dominazione longobarda seguì quella dei Franchi. Alla morte di Carlo Magno è parte del regno d’Italia, a sua volta parte dell’immenso Sacro Romano Impero. Essa non sembra avere, all’interno di questo, nessuna realtà autonoma, almeno a livello politico. Dissolto anche l’impero carolingio, tutta l’Europa vede crescere una miriade di poteri locali e privi di stabilità, e il quadro è aggravato dalle nuove invasioni "barbariche" (ungari e normanni, e – da sud – i saraceni). Il passaggio dal sistema feudale a quello dei comuni più che di unioni fu di continue divisioni e frammentazioni del potere. Si trattò di isolotti borghesi chiusi nelle campagne. In Italia (specialmente in Lombardia e in Toscana) i protagonisti furono gli esponenti inurbati dell’aristocrazia fondiaria: la campagna era considerata funzionale alla città, ne costituì il territorio, e questo legame portò alla creazione di vere e proprie città-Stato.
Quindi non è possibile scorgere anche in questo periodo storico un momento di unità dell’Italia settentrionale tale da poter essere considerato come fondamento storico di un’attuale "Padania".
Arriviamo alla battaglia di Legnano, 1176, che secondo la tradizione – ripeto tradizione – sarebbe stata guidata da un certo Alberto da Giussano (personaggio di cui non si hanno notizie documentarie certe, che sconfigge le armate di Federico Barbarossa, più probabilmente questi è frutto della tradizione orale che, dopo la battaglia di Legnano, diede vita a una fortunata leggenda popolare sopravvissuta a lungo).
Si trattò di un momento di unità e di solidarietà tra alcune città del nord (infatti alcune città lombarde come ad esempio Pavia, Lodi e Como erano rimaste alleate e fedeli al Barbarossa ) ma, se di parziale unità si trattò, fu contingente e legata all’esistenza di un nemico comune, l’impero e soprattutto essa non fu sentita allora come contrapposta al resto d’Italia.
Ricordiamo che Milano era in contrasto con Lodi e con Como per una concorrenza nel campo tessile e per problemi di accesso al Po, per cui Milano aveva raso al suolo Lodi. Como venne saccheggiata e distrutta dai milanesi nel 1127, dopo un estenuante guerra durata 10 anni. La rivalità tra Como e Milano, non si esaurirà con la conclusione della guerra dei dieci anni, anzi il tradimento degli accordi siglati rimarrà sempre vivo nella mente dei comaschi che vedranno nella discesa in Italia di Federico di Svevia l’occasione di un‘alleanza per liberarsi dal dominio milanese.
Alla faccia dell’unità lombarda…



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