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Ma quali “combattenti per la libertà”?

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22 Aprile 2005

Egr. Direttore,

approfitto ancora una volta della Sua ospitalità per rispondere ai rilievi che mi sono stati mossi da alcuni lettori sulla questione 25 Aprile.

Dei crimini compiuti dai fascisti durante la guerra civile del 43/45 sappiamo tutto o quasi, ma cosa conosciamo delle azioni poco edificanti condotte dai partigiani durante e dopo la fine del conflitto? Poco, molto poco.

Solo adesso, dopo sessant’anni da quei tragici momenti, quel velo di omertà e autocensura di chi sapeva ma per viltà, convenienza o conformismo ha sempre taciuto, si stà finalmente sollevando e certe verità scomode stanno lentamente affiorando. Grazie anche al coraggio di uno scrittore di sinistra, Gianpaolo Pansa, che ha fatto conoscere al grande pubblico il volto meno nobile della resistenza. Quel volto fatto di processi sommari, esecuzioni di massa, fosse comuni e cadaveri mai ritrovati.

Non si tratta di stilare una macabra classifica di chi è stato più feroce, purtroppo in queste circostanze l’uomo tende a perdere la sua dimensione umana per accostarsi a quella animale, ma di conoscere per capire le cause di tanta crudeltà, per poi riconsegnare una volta per tutte fascismo e resistenza alla storia.

Ancora oggi, con una spudoratezza che ha dell’incredibile, si insiste a definire i partigiani “combattenti per la libertà” quando tutti noi sappiamo che il fine della maggioranza di loro era quello di instaurare, una volta abbattuto il regime mussoliniano, una dittatura comunista di stampo sovietico.

Il movimento partigiano era infatti militarmente e politicamente egemonizzato dal Partito comunista italiano che all’epoca era una diretta emanazione della Russia di Stalin da cui prendeva ordini tramite Togliatti, stretto collaboratore del dittatore sovietico.

Se l’Italia è oggi una Paese democratico, con tutte le sue contraddizioni, lo si deve a quella divisione del mondo in due blocchi contrapposti decisa a Yalta da cui è scaturita la nostra collocazione sotto tutela americana e non certo per i partigiani rossi che aveva in mente per noi ben altri destini.

Grazie ancora per l’ospitalità e cordiali saluti.

Gianfredo RUGGIERO (presidente del circolo culturale Excalibur)

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